Paese di Cuccagna
Descrizione del luogo
C’era una volta, in un triangolo della Provenza, nel sud della Francia, compreso tra Tolosa, Albi e Carcassonne, il Paese di Cuccagna.
La prima favola a riportare in auge un mito raccontato da Ferecrate (autore greco del V secolo a.C, che nei Minatori narra di un luogo negli inferi dove scorrono fiumi di polenta e di brodo nero dove si trovano pesce e cosciotti, cotti a puntino, e intingoli prelibati, tutto ciò per allietare l’infinito riposo dei morti nel regno degli inferi) è del XIII secolo, il Fabliau de Cocaigne, dove per assurdo non vengono menzionati pane, verdure e formaggi, considerati cibi da plebe e non da ricchi. Il fiume è di vino, dal cielo scende una golosa pioggia di budini. Gli alimenti che riempiono le pance degli abitanti sono carne, pesce, vino e dolci, quelli normalmente assenti dalle tavole dei poveri. A completare il quadro compaiono abiti, stoffe e oggetti preziosi che crescono sugli alberi e dei quali ciascuno si può servire.
Da luogo di benessere generale quasi un paradiso terreste la mitica Cuccagna si era già trasformata in regno assoluto della pancia. Tra le descrizioni più complete del Paese di Cuccagna fatte da autori italiani si ricorda anche la «Historia nuova della città di Cuccagna», scritta alla fine del Quattrocento da Alessandro da Siena, dove con grande efficacia vengono descritti tutte le raffinatezze di un paese ricco di meraviglie del palato e anche di piaceri differenti. Ancora una descrizione, con dettagli maggiori, si trova nel poemetto anonimo pubblicato a Siena nel 1581 dal titolo «Capitolo di Cuccagna» dove tutto è piacevole, la vita trascorre mangiando e dormendo a volontà, dove tutti possono vivere beatamente senza padroni, senza distinzioni di classe e senza lavorare. Nel Seicento, Francesco De Lemene ricorda il Paese di Cuccagna nel suo poema burlesco intitolato «Della discendenza e nobiltà dei maccaroni» agganciandosi alla figura della Musa che deve essere testimone del suo narrare, che è impegnata sul monte di Cuccagna per la preparazione di cibi molto ghiotti. Anche Renzo Tramaglino nel romanzo «I Promessi Sposi» di Alessandro Manzoni, una volta giunto a Milano, durante la rivolta, pensa subito al paese di Cuccagna, vedendo il pane sparso per le strade.
Al di là dei miti, è nel suddetto triangolo in Provenza che, da tempi antichi e fino al 1750 circa, si coltivava una bruttissima pianta gialla, una erbaccia che in francese si chiama «Pastel». In italiano «Guado» ed il cui nome scientifico è «Isatis Tintorea».
Il pastel, le cui foglie triturate, seccate e raccolte in piccole palle (le cocagnes, parola che forse deriva dal latino coquere o dal provenzale cocagna che a sua volta deriva da coque, buccia d’uovo o di frutta; oppure dal provenzale coca, pan dolce) di una decina di centimetri di diametro. Queste palle venivano poi disposte in apposite mensole dove subivano un processo di fermentazione. Dalla fermentazione si ottiene un colorante di colore blu cioè il «blu pastel» con il quale colorati i tessuti con le più belle sfumature del blu: il classico blu di Francia.
Da questa pianta deriva il termine «colore pastello». La prima forma di strumento per scrivere si otteneva mescolando della cera d’api con il Pastel ottenendo un bastoncino in grado di colorare la carta e dunque scrivere.
I tintori dell’epoca dunque immergevano i tessuti naturali in un bagno caldo in cui veniva disciolta la cocagne. Durante il processo di tintura venivano a galla delle pagliuzze di purissimo colore blu. Il tintore raccoglieva questo colorante, fino a 300 milligrammi al giorno, e poi lo vendeva ai pittori. Quindi le magnifiche volte blu delle nostre chiese, affreschi eccetera che vediamo ancora oggi sono di blu pastel.
Giusto per la cronaca vi segnalo che la coltivazione del Pastel ha subito un repentino tracollo a causa dell’importazione di un altro nome noto e cioè l’Indaco ovvero il colorante che proviene dalle Indie.
Il blu era il colore del re, della nobiltà e in seguito anche dell’alta borghesia, che non amava essere da meno. I mercanti pasteliers delle tre città serbarono a lungo il segreto della produzione del pastel ed ebbero modo di accumulare ricchezze immense, edificando palazzi sempre più belli e torri sempre più alte.
Questa produzione rendeva la zona molto ricca e commercianti da tutto il mondo venivano ad acquistare questo meraviglioso colorante ed i pellegrini che passavano nel sud della Francia per recarsi a Santiago de Compostela riferivano di essere passati nel «Paese di Cuccagna», in una regione cioè dove non mancava il cibo, le case erano belle e tutti erano felici.
Tolosa è la principale città dell’Occitania (conosciuta anche come Guascogna) e del dipartimento dell’Alta Garonna e il suo centro merita di essere visitato. Si sviluppa lungo la linea ideale che collega la Basilica di Saint-Sernin, il più vasto complesso romanico al mondo, alla cattedrale di St-Ètienne. Tra questi due estremi si trovano l’antico convento gotico dei frati «Les Jacobins».
Amichevole e tranquillo di giorno, il centro cittadino diventa gaio e vivace la sera.
La sua vita culturale è straordinariamente dinamica e le proposte di intrattenimento sono così varie e di qualità da competere con molte capitali europee.
Le ricchezze di oggi sono la sua industria aeronautica e spaziale e la sua università. Con 120.000 studenti, è la seconda città universitaria della Francia, qui Airbus costruisce i velivoli passeggeri del futuro e Aerospace i suoi missili e satelliti con un totale di oltre diecimila tecnici e ricercatori.
La Cité de l’Espace ne offre un’interessante vetrina accogliendo migliaia di visitatori ogni anno.
Tolosa è soprannominata «la ville rose», la città rosa, per via dei suoi palazzi costruiti con mattoni rossi di argilla, che all’alba e al tramonto assumono appunto questo colore rosato dando un’aria magica, quasi eterea, alla città.
A misura d’uomo, Tolosa è facilmente visitabile a piedi o in bicicletta, grazie anche al servizio di bike sharing disponibile praticamente ovunque in città, e grazie al fatto che il centro non è molto grande: è davvero piacevole girare a piedi e perdersi anche tra le viuzze strette medioevali della città vecchia, che a tratti ricordano Parigi con la loro aria bohemienne e a volte invece ricordano le strade tipiche spagnole del Barrio di Barcellona.
Il cuore vibrante della città è l’affascinante e monumentale Place du Capitole, su cui si affaccia il palazzo del Municipio (visitabile all’interno gratuitamente). Tre bandiere sventolano sulla facciata dell’edificio: quella europea, quella francese e quella occitana, un tributo alla cultura e alle lingue (langue d’oc) originarie della regione, come pure la croce occitana dorata che scintilla con le luci della sera. Se potete, fermatevi per un thè o un aperitivo al Le Bibent, il locale più antico non solo della piazza ma della città intera, una tipica brasserie francese con interni lussuosi aperta nel 1882.
Se visitate Tolosa non potete perdervi una crociera: acque verdi, file di platani, chiuse e ponti pittoreschi fanno della crociera sulla Garonna e sui suoi canali secondari un’esperienza affascinante. Sarà stato il fatto che l’abbiamo fatta quasi all’ora del tramonto di una bellissima giornata autunnale, ma il passare in mezzo ai canali è stato davvero magico e suggestivo, con tutti i colori caldi del gialli e del rosso delle foglie che si rispecchiavano nella calme acque dei canali. E poi prendete e camminate, perdetevi tra le viettine strette piene di negozietti carini, o passeggiate sul lungo Garonna, dove un susseguirsi di locali vi farà venir voglia di fermarvi ogni tanto per un bel bicchiere di vino! Inoltre, se andate a Tolosa, non potete perdervi la Cassoulet, il piatto tipico per eccellenza della zona a base di fagioli e anatra, anche se non è molto leggero. Altri piatti tipici della zona sono senz’altro l’anatra, il foi gras e la carne: carne di tutti i tipi e in tutti i modi... Il Paese della Cuccagna!
Secondo un detto del territorio del dipartimento del Tarn, «quando soffia l’Autan, gli sciocchi di Albi ballano». Si dice infatti che a Tolosa soffia il vento che rende pazzi (L’Autan, le vent qui rend fou). Le burrasche dell’Autan (che arrivano fino a 110km/h) alimentano da tempo leggende più o meno provate sulle rive della Garonna. Questo vento tempestoso ha comunque la fama di «colpire il sistema nervoso», come si suol dire, soprattutto quando, come oggi, soffia per diversi giorni sul Lauragais o sulla piana di Tolosa. Una di queste leggende, difficile da verificare, è che nell’antico codice penale di Tolosa i crimini commessi durante il periodo autan erano amnistiati o beneficiati di attenuanti. Disturbi comportamentali sono riscontrati anche negli studi dell’Ospedale Universitario di Rangueil dove sono registrati sensazioni di disagio, irritabilità, mal di testa, come tanti sintomi causati da venti meridionali come il föhn. Questi sintomi sono aggravati nelle persone con disturbi nervosi. Il vento d’Autan influenza anche gli animali, in particolare i cavalli, che sono più irrequieti. Gli insetti volanti diventano più aggressivi, in particolare mosche, api o vespe
In ogni caso, non penso che il vento d’Autan debba disincentivare un viaggio in Occiatnia.
Riferimenti:
https://actu.fr/occitanie/toulouse_31555/toulouse-l-autan-le-vent-qui-rend-fou-et-si-ce-n-etait-pas-qu-une-legende-urbaine_49631070.html
https://www.ecobiocontrol.bio/magazine/il-paese-della-cuccagna/
https://www.golfeturismo.it/turismo-golf/tolosa-il-paese-della-cuccagna/
https://www.ifood.it/2016/02/il-paese-della-cuccagna-un-mito-senza-fine.html
https://www.ladepeche.fr/article/2016/05/10/2341371-vent-rend-fou-legende-reconnaissance-medicale.html
https://paesedellacuccagnait.wordpress.com/info/curiosita/
https://siviaggia.it/posti-incredibili/paese-della-cuccagna-esiste-francia/282748/
https://www.viaggiatorineltempo.com/viaggi/europa/francia/week-end-tolosa-citta-rosa/
ciao