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Storia della Leica

Nascita e sviluppo delle macchine Leica

La Leica cambia radicalmente la storia della macchina fotografica: non è il miglioramento di qualcosa già esistente ma un progetto rivoluzionario che ridisegna la fotocamera inventando una impostazione dei comandi che nessuno ha più modificato. Per questo motivo è universalmente riconosciuta come la pietra miliare che segna l’inizio della storia moderna della fotocamera.
 
Era il 1869 quando Ernst Leitz fondò la LEITZ, producendo strumenti ottici e di precisione, fin da allora distinguendosi per la qualit e l’eccellenza delle sue creazioni.
 
L’idea geniale di Oskar Barnack (1879 - 1936) della macchina fotografica portatile scatenò nel 1925 una vera e propria rivoluzione. La sua piccola, leggera Leica I aprì delle possibilità inaspettate in campo fotografico, sia artistico che di reportage.
 
Presentata a Lipsia, la Leica I era una fotocamera 35 mm di 350 grammi di peso: non aveva precedenti per compattezza e consentiva per la prima volta la fotografia a mano libera. Aveva una pellicola 24×36, progettata secondo la filosofia del suo creatore Barnack, «piccoli negativi – grandi immagini», un obiettivo 50 mm fisso, avanzamento della pellicola accoppiato alla carica dell’otturatore e la possibilità di inserire un telemetro nella slitta.
 
Ma facciamo un passo indietro. Tutto iniziò nelle officine ottiche di Wetzlar dove, fin dal 1849, si sviluppavano con successo microscopi. Qui lavorava Oskar Barnack, che voleva abbandonare le classiche, pesanti fotocamere a lastre utilizzate per l’arte fotografica, in cerca di una tecnica completamente nuova.
 
Già nel 1905 ebbe l’idea di ridurre il formato del negativo per poi ingrandire le fotografie in fase di stampa. Riuscì in questo intento circa dieci anni più tardi, in qualità di direttore dello sviluppo, come dipendente di Ernst Leitz.
 
La storia ufficiale racconta che Barnack pensò di costruire una semplice macchina fotografica per determinare l’esatta sensibilità della pellicola cinematografica per le prove di esposizione, dato che al tempo non c’era altro mezzo che sviluppare uno spezzone di pellicola esposta. Probabilmente invece Barnack approfittò dell’occasione per fare l’ennesimo tentativo di fotocamera «piccolo negativo per grandi foto» perchè nel prototipo aveva già scelto di raddoppiare le dimensioni del formato cinematografico 18x24 ed inserito un contafotogrammi numerato fino a 50, veramente troppo per una macchinetta destinata a fare solo qualche scatto di prova. Barnack usò il prototipo per molti anni, ed alcune foto sono giunte fino a noi: la qualità era decisamente buona e «la macchina di Barnack» fu apprezzata anche da Leitz. Fu così che nacque la cosiddetta Ur-Leica. Il formato di 24 x 36 mm risultò quindi dal raddoppio del formato cinematografico.
 
Le prime fotografie, di qualità straordinaria per quel tempo, nacquero nel 1914 ma, a seguito della Prima Guerra Mondiale, il progetto rimase inattuato. Dopo la guerra si decise di riprendere il progetto e furonoo migliorati l’otturatore ed il contapose, la fotocamera fu dotata di un mirino e di un obiettivo progettato appositamente per il nuovo formato. Fu inventata la cassetta a tenuta di luce che, pre-caricata in camera oscura, permetteva di cambiare la pellicola alla luce del giorno e consentiva grande autonomia senza aumentare le dimensioni della macchina. La scelta del rocchetto ricevitore per i fotogrammi esposti rese necessari un comando di sblocco ed un altro per riavvolgere la pellicola. Una preserie di 30 pezzi leggermente diversi fra loro venne sottoposta giudizio dei fotografi nel 1923 e nel 1925 la Leica (Leitz Camera) fu finalmente proposta al mercato. La Leica I era equipaggiata con un obiettivo fisso rientrante, il Leitz Anastigmat 1:3.5/50 mm, sviluppato da Max Berek. Poco dopo, all’obiettivo è dato il nome Elmax (Ernst Leitz, Max Berek). Usando un nuovo vetro ottico, lo stesso anno Max Berek mette a punto l’obiettivo Elmar 1:3.5/50 mm, che diventerà famoso nel mondo quanto Leica.
 
La prima serie ad ottica fissa fu seguita da altre ad ottica intercambiabile, prima con attacco non standard (ogni fotocamera richiedeva obiettivi personalizzati) e poi standardizzato. Il grande successo della Leica stimolò molti altri costruttori, primi fra tutti Zeiss, che introdusse l’ambiziosa Contax, e Kodak, che iniziò a produrre caricatori di pellicola preconfezionati per il nuovo formato (chiamato «formato 135») ed una macchina dal prezzo più popolare, la Retina. Essi consolidarono il successo del nuovo standard fotografico e del nome Leica perché per decine di anni il 24x36 venne chiamato semplicemente «formato leica».
 
Il giornalismo fotografico grazie alla macchina fotografica compatta di Oskar Barnack ottenne un impulso straordinario. Essa permetteva di avvicinarsi agli eventi in modo deciso e dinamico. Gli artisti fotografici furono entusiasti della possibilità di una «nuova vista» e di potersi ora dedicare completamente all’oggetto e all’immagine che volevano immortalare.
 
Ciò che iniziò nel 1914 con la Ur-Leica divenne ben presto un successo duraturo. Nel 1932 le fotocamere utilizzate erano già 90.000, nel 1961 un milione.
 
Nel 1932 grazie al telemetro integrato, accoppiato agli obiettivi intercambiabili, Oskar Barnack compie un passo decisivo nell’evoluzione della Leica, ora dotata di attacco a vite. Questo sistema – montatura a vite e telemetro incorporato – resta un componente essenziale di tutte le fotocamere Leica fino al 1957. All’epoca, il sistema Leica comprende sette obiettivi intercambiabili progettati da Max Berek.
 
Nel 1954, con la presentazione del 5 aprile alla Photokina, inizia ufficialmente la produzione della M3. Completamente riprogettata, la M3 è forinita di un mirino/telemetro a cornice luminosa dotato di compensazione automatica della parallasse e di limitatori del campo di visione con impostazioni automatiche per le focali 50, 90 e 135mm. In più, dispone di innesto a baionetta (i modelli precedenti avevano solo attacchi a vite) per gli obiettivi intercambiabili e di una ghiera dei tempi con blocco per non farla ruotare. Era disponible un accessorio che includeva una ghiera dei tempi accoppiata all’esposimetro. Era presnete un’altra ghiera per l’avanzamento rapido della pellicola. Il nome dato al sistema, M, deriva dall’iniziale del termine tedesco «Messsucher» che vuol dire «telemetro». Nella Leica M3 il telemetro era per la prima volta integrato nel mirino di visione, rendendo straordinariamente più veloce il processo di messa a fuoco e scatto. La M3 è nata da un progetto integrato, il cui direttore fu Willi Stein, (1906-1976) a capo del settore Foto-Kostruktion dal 1945, con la collaborazione per il telemetro di Ludwig Leitz (1929-1974), in unione a Schneider e Keiner. Da notare che dopo la morte di Barnack nel 1936 i designer della Leitz si alternarono fra Adam Wagner, W.Albert e appunto W.Sten, sino al 1945, quando Stein fu posto a capo del Dipartimento. Il sistema delle cornicette fu opera di Mandler e Eckhardt, ispirato al principio delle cornicette riflettenti dell’ottico olandese Van Albada, del resto già sperimentato in alcuni mirini Leitz a cavallo della Guerra, brevettato già nel 1935, e migliorato poi nel 1941. La baionetta fu disegnata da Hugo Wehrenfennig (1912-1999). Il disegno, fondamentale e distintivo, della nuova fotocamera fu opera di H.Janke e del suo team. Le cornicette intorno alle finestrelle furono fortemente volute da Stein, ma Janke le eliminò nella successiva M2.Janke fu poi responsabile di molti design di fotocamere Leica, sino alla M7 e R7, ma non delle R3, M5 e della CL. Il fatto che la prima macchina della serie M fosse identificata dal numero 3 (la M2 e la M1 usciranno negli anni successivi, rispettivamente nel 1957 e nel 1959: la M2 con il conta pose esterno e priva del meccanismo dell’autoscatto, ma con il mirino più ampio per le focali da 35mm, 50mm e 90mm; la M1, identica nella carrozzeria, nell’otturatore e nei comandi, ma semplificata con la sola eliminazione del telemetro e priva del meccanismo dell’autoscatto) trova due spiegazioni: la più accreditata è che il numero 3 fosse relativo alle tre cornici proiettate a turno nel mirino per delimitare l’inquadratura con gli obiettivi da 50, 90 e 135mm; una seconda ipotesi è che fosse la naturale evoluzione dell’ultimo modello, ancora in produzione all’epoca, delle Leica con passo a vite M39 per l’attacco degli obiettivi, la Leica IIIf. Nel 1954 il telemetro della M3 rappresentava il sistema più evoluto di messa a fuoco, e la brillantezza e ampiezza del mirino era ineguagliata. Il mirino stesso, con un ingrandimento pari a 0,91 è ancora oggi considerato uno dei migliori in assoluto mai prodotto per una fotocamera a telemetro. L’attacco obiettivi a baionetta introdotto con la M3 è rimasto inalterato negli anni e ancora oggi permette l’accoppiamento di qualsiasi obiettivo prodotto dal 1954 in avanti su tutte le fotocamere prodotte fino a oggi, inclusa le Leica M8 e M9 digitali. Le M3 prodotte tra il 1954 e il 1958 avevano la particolarità della leva di avanzamento che funzionava a «doppio colpo», ovvero bisognava azionarla due volte per avanzare di un fotogramma. Nel 1956 è costruito un certo numero di fotocamere analoghe alle Leica M3, ma prive dell’autoscatto, con il contapose esterno, e con il fondello sostituito da un fondello speciale Leicavit equipaggiato con una leva di carica rapida, analogamente al fondello con leva delle Leica a vite. Queste macchine sono indicate con la sigla Leica MP (Professional) e sono proposte ai fotoreporter, ma sono costruite solamente in quattrocentocinquanta esemplari, di cui solo centocinquanta con le finiture nere. Dal 1958 il meccanismo fu modificato per permettere l’avanzamento con un solo movimento del pollice. La produzione è stata eseguita a Wetzlar e in Canada, con poco meno di 7000 pezzi. Le M3 canadesi si riconoscono per la rara incisione Midland Ontario, o più comunemente per possedere l’incisione M3 più grande del normale. Esistono inotre molte versioni tra cui quelle dedicate alle forze armate.
 
La Leica M4 è stata presentata nel 1967 con l’esemplare nº 117500. È stata costruita per 9 anni, ossia fino al 1975 con l’apparecchio 1443170, in un totale di 58904 esemplari. La Leica M4 riunisce in sé il meglio dei precedenti modelli, combinando nel mirino 0.72x le cornici di delimitazione del campo e correzione automatica della parallasse per le focali 35 e 135 (appaiono contemporaneamente) 50 e 90. Per la prima volta su una Leica il comando per il riavvolgimento della pellicola è costituito da un manettino inclinato con braccetto pieghevole, in luogo dello scomodo bottone estraibile usato fino ad allora. Altri cambiamenti estetici sono costituiti dalle levette di autoscatto e preselezione focali con forma rettangolare e colore nero, la leva di carica foggia, divenendo snodata e con l’ultimo tratto rivestito in plastica. Il contapose ed il bottone dei tempi, invece, rimangono come sulla Leica M3. La produzione delle Leica M4 procede in maniera discontinua, si arresta nel 1971 per lasciare il posto alla Leica M5, e riprende fra il 1974 ed il 1975 per essere sostituita da un modello quasi identico nel 1977 (Leica M4-2) senza autoscatto e con l’aggiunta di un contatto diretto nella staffa porta accessori.. Accanto agli esemplari rifiniti con la tradizionale cromatura argentata sono costruiti fra il 1967 ed il 1971 meno di cinquemila esemplari verniciati di nero, mentre gli esemplari costruiti a Wetzlar sono rifinite con un nuovo tipo di cromatura nera. Le Leica M4 costruite complessivamente sono meno di cinquantanovemila, di cui meno di seimila fra il 1974 ed il 1975 in Canada. Anche le Leica M4 sono costruite in una variante predisposta per il motore elettrico, come la M2, ed indicate con la sigla M4M. Nel 1966 è messo in commercio l’obiettivo Noctilux 50mm f/1.2, più luminoso del Summilux. Nel 1979, per celebrare il centenario della nascita di Oscar Barnack sono costruite mille fotocamere Leica M4-2 Gold con la placcatura in oro delle parti metalliche ed il rivestimento in pelle di lucertola, con obiettivi Summilux 50mm f/1.4 e con la montatura placcata in oro. Nel 1980 è sostituita dalla Leica M4-P, praticamente identica, ma equipaggiata con un nuovo mirino che contiene le cornici relative alle lunghezze focali di 28mm, 35mm, 50mm, 75mm, 90mm e 135mm. Le Leica M4-P sono costruite fino al 1986 in oltre ventitremila esemplari, quasi tutti con le finiture in cromatura nera, e nel 1983 per celebrare i settanta anni del prototipo Ur-Leica vengono costruite 2500 Leica M4-P con la finitura cromata argentata. La produzione delle Leica M4-P si intreccia con quella delle Leica M6 del 1984, e gli esemplari delle ultime serie dispongono di un unico contatto sincro X sul dorso e montano il tettuccio in lega di zinco anziché in ottone. Anche per la M4 esistono inotre molte versioni tra cui quelle dedicate alle forze armate o per l’impiego sugli strumenti scientifici.
 
Nel 1971 è stata introdotta la Leica M5. Si tratta della prima macchina a telemetro con esposimetro TTL. L’esposimetro al CdS, molto corretto per l’intera gamma cromatica, e dal consumo elettrico molto limitato, era dotato di due cellule, con lettura spot, montate sul braccetto mobile, che scendeva in posizione davanti alla tendina una volta montato l’obiettivo ed armato l’otturatore. Un istante prima dello scatto il braccetto si sollevava e scattava l’otturatore. Nel mirino l’indicazione esposimetrica era data da due aghi sensibili, da far coincidere. Le cornicette per le focali comprendevano le focali 35, 50, 90 e 135mm. Nel 1975, per celebrare i cinquanta anni di produzione delle Leica, 1750 fotocamere Leica M4 e 1750 fotocamere M5 nere sono decorate con un marchio speciale «50 Jahre».
 
La Leica CL fu presentata nel 1973, era in linea con la tendenza dei tempi come «Compact Leica». Per ragioni di costi, la CL è stata prodotta da Minolta in Giappone per Leitz. È stata anche venduta come «Leitz-Minolta CL» in Giappone. Dopo la fine della produzione della Leica CL, Minolta ha venduto una fotocamera ulteriormente sviluppata con il nome Minolta CLE, anch’essa con baionetta M. La Leica CL è meccanica mentre la Minolta CLE è elettronica. La CL ha esposizione solo manuale, la CLE ha un automatismo a priorità di diaframma, decenni prima della M7, e manuale (purtroppo in questo caso l’esposimetro è disattivato). Con il nome Leica CL esiste anche una macchina digitale.
 
Nel 1984 con la Leica M6 a telemetro, per la prima volta il classico corpo macchina M integra anche la misurazione dell’esposizione attraverso l’obiettivo utilizzando dei LED nel mirino. La fotocamera porta alla rinascita del sistema Leica a telemetro nel mercato fotografico, allora dominato dalle fotocamere reflex.
 
Nel 1989 è presentata la Leica AF-C1, la prima fotocamera compatta. Si tratta di una macchina autofocus con due focali disponibili, un 40mm f/2,8 (tipo Elmar) e un 80/5.6, grazie all’inserimento di un duplicatore di focale.
 
Nel 2002 la serie delle Leica M con otturatore meccanico viene sostituita dalla Leica M7, simile nell’estetica alle Leica M6, ma con un otturatore a controllo elettronico, con i tempi di scatto fra quattro secondi ed 1/1000 oltre alla posa B ed alla posizione AUTO per l’esposizione automatica a priorità del diaframma. Il tempo di 1/60 e di 1/125 sono controllate meccanicamente in mancanza di alimentazione elettrica. Le Leica M7 usano il codice DX per l’impostazione della sensibilità e l’automatismo può essere corretto manualmente fra +2 e -2 stop. Le Leica M7 sono offerte con il mirino 0.72x nella versione cromata o nera, e con i mirini 0.58x o 0.85x solo nella versione nera. Nel 2003, per celebrare i cinquanta anni del sistema Leica M, ne sono costruiti mille esemplari con la finitura al titanio. Nel 2004 con il programma «Leica à la carte», cioè realizzate a mano, è possibile scegliere il colore della finitura, il tipo di mirino, il colore del rivestimento ed il tipo di leva di carica. La sospensione della produzione delle Leica M6 e la loro sostituzione con le Leica M7 provoca un certo disagio fra gli appassionato delle Leica meccaniche, tanto da spingere la ditta di Solms a mettere in commercio nel 2003 una nuova fotocamera a pellicola della serie M con un tradizionale otturatore meccanico. La «nuova» fotocamera utilizza la stessa sigla MP della seconda metà degli anni Cinquanta, utilizzata per le Leica M con un fondello speciale Leicavit, attribuendogli il significato «Mechanical Perfection». Le Leica MP sono la nuova versione della Leica M6 TTL, di cui mantengono inalterate sagoma, ingombro e prestazioni, compresi l’otturatore e l’esposimetro incorporato, e vengono modificate in pochi particolari estetici, la leva di carica, il bottone di ribobinamento e la levetta per la selezioni delle cornici nel mirino, uguali a quella della Leica M3 del 1954. Le nuove Leica MP sono private del bollino rosso «Leica» sul frontale, e sono fornite con un fondello Leicavit provvisto della leva di carica inferiore estraibile, disponibile come accessorio ed utilizzabile anche sulle Leica M4-2, M4P, M6 ed M6 TTL. Il fondello amovibile può essere sostituito senza modifiche con il motore elettrico delle Leica M6 e con i winder elettrici delle Leica M4-2 ed M4-P. Alla fine del 2004 Leica propone per le Leica MP lo stesso menu «à la carte» delle Leica M7, con le possibili modifiche da realizzare su richiesta del cliente. La Leica MP è anche costruita in alcune serie limitate. Oltre mille e duecento fotocamere Leica MP sono rifinite in grigio metallizzato martellinato per la Leica Historical Society of America (LHSA), e cinquecento fotocamere Leica MP sono costruite nella finitura Hermés, con il rivestimento in pelle Barenia. Nel 2004 sono realizzate seicento Leica MP con le finiture grigio antracite, a cui seguono poco più tardi quasi altrettante fotocamere con le stesse finiture. Cinquecento Leica MP sono modificate con il contapose esterno tipico delle Leica M2 per il mercato di Hong Kong, altre mille, siglate MP3, sono realizzate con finiture argentate o nere per la LHSA. Nel 2006 alla produzione di serie delle Leica MP si affianca una serie limitata con le finiture al titanio, realizzate per il mercato giapponese, e nel corso del 2007 la produzione di Leica MP Titanium si ripete in quantità maggiori. Le Leica MP6 realizzate per il mercato giapponese hanno il rivestimento in vulcanite delle Leica M3, e circa sessanta Leica MP sono realizzate con le finiture dorate per festeggiare i sessanta anni della rivoluzione cinese. Sempre più «personalizzate», le Leica MP rimangono in catalogo fino ad oggi, nelle versioni «standard» 0.72x cromata argento e laccata nera, ma suscettibili di tutte le variazioni «à la carte», e sono le ultime sopravvissute fra le fotocamere meccaniche a pellicola.
 

Le macchine reflex

La prima fotocamera reflex Leitz nacque nel 1964: presentava una linea elegante ed originale, ma non possedeva ancora la lettura TTL, in quanto la cellula al CdS era posta sul frontale del pentaprisma, accanto al vano batteria. I tempi dell’otturatore a tendina andavano da 1 secondo sino ad 1/2000 di secondo + B, mentre il tempo sincro era di 1/100 di secondo. La Leicaflex possedeva inoltre il sollevamento dello specchio prima dello scatto, grazie ad una levetta a tre posizioni, derivata dalla cassetta reflex Visoflex III. Da notare che questa caratteristica ritornerà su una reflex Leica solo vent'anni dopo, con la R6. Il mirino era molto luminoso con schermo di Fresnel finissimo e indicazioni del tempo di posa selezionato, oltre naturalmente, sulla destra, il doppio indice a lancette dell’esatta esposizione. La Leicaflex inaugura il terzo innesto ottiche Leitz, ovvero la baionetta R. Si segnalano due varianti: la prima con contafotogrammi semisferico e innesto per il cavalletto esterno fissato con tre viti, la seconda con contafotogrammi circolare bordato in metallo e innesto del treppiede integrato nel corpo macchina; oltre al fatto che l'interruttore dell'esposimetro era comandato dalla leva di carica. Il pentaprisma della Leicaflex era fisso, contrariamente a quello di molte concorrenti, come Nikon F e Contarex Special: si conoscono 3 prototipi Leicaflex con due mirini intercambiabili, ma questa opzione fu probabilmente giudicata troppo dispendiosa e macchinosa. Furono anche fabbricati 10 prototipi motorizzati. La Leicaflex originale o Standard (come è stata rinominata a posteriori) rimane una macchina di alta scuola meccanica, rifinita e costruita al meglio, secondo la tradizione Leica, ma arrivata tardi sul mercato. Probabilmente il grande successo delle M3 ed M2, ha provocato l'illusione nella dirigenza Leitz che le macchine a telemetro potessero reggere il mercato ancora per anni, con conseguenti ritardi nella progettazione (vedi esposimetro non TTL) che nella commercializzazione.
 
La Leicaflex Select Ligth, ovvero SL, con lettura attraverso l'obiettivo (TTL con cellula al CdS) e misurazione spot (prima fotocamera reflex al mondo dotata di misurazione selettiva, visualizzata nel mirino) è la logica evoluzione della prima Leicaflex erimane in catalogo sino al 1974, con 70.995 pezzi prodotti, sia neri che cromati. Si tratta di un apparecchio interamente meccanico con otturatore a tendina che arriva sino al tempo di 1/2000 di sec, mentre la batteria alimenta esclusivamente l’esposimetro, con indice a lancetta da far collimare con l'ago, con tempi di otturazione visibili nel mirino. La misurazione della luce a tutta apertura introduce una seconda camma negli obiettivi, rispetto ai primi per Leicaflex che ne possedevano una sola. Il mirino rappresenta uno del massimi capolavori Leitz in fatto di lavorazione e luminosità, con una trama di microprismi finissimi che permettono una visione ottimale del soggetto inquadrato, anche agli angoli. Viene introdotto con questo modello anche il pulsante della profondità di campo, che può essere sia nero che cromato. Esiste anche l’autoscatto meccanico con ritardo di 10 secondi: la levetta in alcuni modelli possiede un trattino bianco verticale. La levetta di sblocco degli obiettivi era in plastica rossa nelle prime SL prodotte, poi sostituita con una levetta di metallo. Il numero di matricola si trova talvolta sul fondello oppure anche sul bordo posteriore. La macchina pesa 650g. La Leicaflex SL non accetta le ottiche da 16-24-zoom 80-200 né il 15/3,5.
 
L’ultima macchina della serie Leicaflex, apparsa nel 1974 e durata solo un paio d’anni, sino al 1976, quando l¦elettronica R3 iniziò una nuova era anche in casa Leitz. Dopo 75 esemplari di preproduzione, i pezzi prodotti si attestarono a 23.960 esemplari, in finitura sia nera che cromata. Le macchine con questa finitura sono abbastanza rare. La SL 2 presenta una serie di perfezionamenti rispetto alla SL: mirino molto luminoso con anello di microprismi e stigmometro; diverso disegno del sorso, meno incurvato; scala dei tempi e dei diaframmi visibile nel mirino; microlampada per illuminare il mirino; nuovo ago collimatore, molto sensibile alle variazioni di luce; cellula esposimetrica al CdS otto volte più sensibile di quella della SL: possiede una seconda fotoresistenza che assicura una maggior linearità di risposta alle varie condizioni di luce e un tempo più breve di recupero contro l’abbagliamento; 5 trimmer di regolazione dell’esposimetro, contro i 3 della SL; nuovo disegno della leva di carica; migliore manovrabilità della ghiera dei tempi; tendine dell’otturatore di nuova concezione, molto robuste; slitta flash con contatto caldo; diverso movimento dello specchio rispetto alla SL, per permettere l’innesto di tutte le ottiche R, che non si potevano precedentemente montare sulla SL.
 
Nel 1976, con la Leica R3 si apre la strada all’elettronica. La R3 infatti rappresenta storicamente in casa Leitz la reflex di rottura con la tradizione, in precedenza declinata con le tre reflex meccaniche Leicaflex. Infatti, con la comparsa della Contax RTS e della Canon AE-1 l’elettronica dilaga sulle reflex, proponendo sia un controllo elettronico dell’otturatore, sia maggiori informazioni visibili nel mirino. L’accordo Leitz-Minolta, come quello Zeiss-Yashica, unisce la tecnologia elettronica giapponese (o spacciata come tale, ma spesso di derivazione statunitense) e la qualità di progettazione tedesca, cercando di far abbassare i costi, tanto che anche la terza grande casa tedesca, ovvero la Rollei, si era decisa a trasmigrare il processo produttivo a Singapore. La R3 (che anche nella sigla si distacca dalla precedente famiglia di reflex, ad indicare una nuova generazione di apparecchi) sfrutta la base elettronica della Minolta XE-1, integrata da ben tre cellule al CdS e offrendo per prima la doppia lettura esposimetrica, integrata e spot, con il semplice spostamento di un interruttore posto sul tettuccio. Il peso è di 780g. L’otturatore Copal Leitz a lamelle metalliche a scorrimento verticale, è comandato elettronicamente, con tempi da 1/1000 di secondo a 4 secondi, posa B, più il blocco dell’esposizione e l’esposizione con pruiorità del diaframma. La scatola reflex con uno specchio maggiorato di 1mm rispetto alla Leicaflex e il pentaprisma con tetto in ottone sono di progettazione Leitz: sia il disegno particolare del pentaprisma, sporgente in avanti che lo schermo di messa a fuoco, molto luminoso e a microsismi finissimi, rappresentano la caratteristica saliente del progetto rispetto alla corrispettiva fotocamera Minolta, mentre all’interno del mirino sono visibili la scala dei tempi, indicata dal classico ago del galvanometro, e i diaframmi. Sono poi presenti l’autoscatto, il controllo della carica della batteria, il pulsante della profondità di campo, il correttore dell’esposizione automatica, volet per l’oculare. Il tempo sincro per il flash è 1/90 di secondo. Per la prima volta su una Leica appare la finestrella memo per la pellicola. I contatti elettrici interni sono placcati in oro. Dopo i primi 500 esemplari cromati e i primi 1500 neri prodotti a Wetzlar, la produzione fu spostata in Portogallo, per un’ulteriore segmentazione del lavoro, nel tentativo di offrire un prodotto di qualità ad un prezzo tutto sommato competitivo, almeno per i parametri Leitz. Da notare che per funzionare correttamente con l'automatismo di esposizione le ottiche R dovevano avere la cosiddetta Terza camma: le precedenti ottiche a una o due camme potevano essere convertite in fabbrica, e in ogni caso utilizzate, anche se in modalità StopDown. Nel 1977/78 sono realizzate 5.000 Leica R3 in speciale edizione verde SAFARI, con 4 ottiche dedicate: Summilux 50/1,4 (in due versioni, con paraluce separato e con paraluce incorporato), Summicron 50/2, Elmarit 28/2.8, Elmar 180/4, cui si aggiungeva anche la borsa speciale e il binocolo Trinovid 8x20. Per le forze Armate Israeliane è stato realizzato uno speciale kit che prevedeva, oltre agli obiettivi citati, anche: Elmarit 35/2.8 Elmarit 90/2.8, Elmarit 180/2.8, winder in colore verde oliva per un totale di 7 ottiche in finitura Safari. Esiste anche la versione GOLD, presentata nel 1979 per il centesimo anniversario della nascita di Oskar Barnack, con ottica Summilux 50/1,4 dorata: 1000 esemplari numerati placcati in oro rivestiti in pelle di lucertola, contenuti in cofanetto di legno. Sul pentaprisma appare la firma di O.Barnack e le date 1879-1979. Poi la versione LSHA, 100 esemplari rilasciati nel 1979 marcati sul tettuccio col logo della nota organizzazzione americana, pee il decimo anniversario dell’Associazione, 1969 - 1979. E per finire la versione Aztec, realizzata dalla Leitz USA nel 1978, con corpo ricoperto di pelle Burgundy, in soli 100 pezzi con cofanetto in legno speciale. La R3 era motorizzabile con un winder da due fotogrammi al secondo (Fu coniata anche la sigla «R3 Mot»).
 
Nel 1980 la Leitz produce una nuova fotocamera reflex elettronica multi-program inaugurando contemporaneamente un design moderno ed accattivante, che sarà mantenuto per una ventina d’anni anche nei modelli successivi. La nuova fotocamera, la R4, si avvale sempre della collaborazione della Minolta, utilizzando lo chassis in pressofusione della XD-7. Il corpo, molto ben sagomato e ricco di curve, col caratteristico pentaprisma sporgente, sul quale campeggia il nome LEICA, dal disegno completamente diverso dalla precedente R3, si tiene in mano molto bene, ma mancai una piccola presa laterale per la mano destra. Il peso è di 550g. La nuova R4 presenta un’elettronica completa, con automatismo a priorità dei tempi, dei diaframmi e perfino program. Inoltre è sempre possibile il controllo manuale dell’esposizione. La misurazione può essere integrale o spot. Il mirino, estremamente luminoso e con schermi di messa a fuoco intercambiabili, possiede informazioni a led ed è completissimo, mostrando anche l’eventuale staratura intenzionale dell’esposizione (informazione che mancava, ad esempio, sulla contemporanea Canon A-1, che inoltre non possedeva la doppia misurazione esposimetrica). Sincro flash a 1/100 di secondo, anche come tempo meccanico disponibile. Scatto silenziosissimo per un apparecchio reflex, con appena 66 decibel di rumorosità. Possibilità di montare un dorso data con funzioni complete.
 
Nel 1986 è presentata la R5 che è rimasta in produzione per cinque anni sino al 1991: 45.000 pezzi prodotti, di cui 40.000 nere e solo 5000 esemplari cromati. Si tratta di una macchina elettronica che prosegue le caratteristiche della precedente R4, con identica carrozzeria, in più con l’introduzione del TTL flash con tempo syncro a 1/100 di secondi. Il peso è 460g, l’otturatore è a controllo elettronico a scorrimento verticale con tempi da 15 sec a 1/2000 di sec. Tempo meccanico di 1/100 di secondo e posa B. Questa reflex prevede un’esposizioni TTL manuale con misurazione spot, automatica a priorità dei diaframmi (con misurazione integrata o spot), dei tempi e Program, (entrambi con misurazione integrata) e staratura dell’esposizione a passi di mezzo stop fino a due valori di stop. Il mirino è con schermo intercambiabile con stigmometro e anello di microprismi, led nel mirino indicanti tempi, diaframma, modo d’esposizione, eventuale staratura. Correzione diottrica e antina per la chiusura del mirino. Autoscatto con ritardo di 10 secondi. Alimentazione sul fondello con due batterie all’ossido di argento.
 
Il modello R-E appare nel 1990 come modello semplificato della precedente automatica R5, ed è prodotto per due anni, sino al 1992 in soli pochi esemplari, tutti in finitura nera. La R-E possiede solo l’automatismo a priorità dei diaframmi, più l’esposizione manuale e il TTL flash. La misurazione esposimetrica può essere media o spot. Peso di 550g. Le restanti caratteristiche sono identiche a quelle della famiglia R. Per le Olimpiadi di Barcellona del 1992 ne fu fatta una serie speciale con logo in 1500 esemplari, corredati da zoon Vario Elmar 28-70. Sul fondello dell'apparecchio appare una delle cinque lettere del nome LEICA e il numero speciale dell'apparecchio. Le R-E Olympische Spiele 92 sono state commercializzate solo in Germania, e sono abbastanza rare.
 
Alla Photokina del 1988 è presentata la nuova reflex meccanica dopo la scomparsa, nel 1976, della Leicaflex SL2. La nuova reflex meccanica (costruita a Solms) e ad esposizione manuale presenta lo stesso corpo delle sorelle elettroniche che l’hanno preceduta, con tempi da 1 secondo ad 1/1000 di secondo, TTL flash e una misurazione esposimetrica sia media che spot. L’otturatore a lamelle metalliche è meccanico (Seiko) a scorrimento verticale. Il sincro flash è ad 1/100 di secondo. Gli schermi di messa a fuoco sono intercambiabili. E’ possibile sollevare lo specchio prima dello scatto. Fornita sia nera che cromata è prodotta sino al 1990 in circa 7000 pezzi. L’anno seguente appare il modello aggiornato, denominato R6.2, con il tempo massimo di scatto sino ad 1/2000 di secondo e un otturatore alleggerito. Sono diverse anche la leva di carica e il contafotogrammi. I dati del mirino sono illuminabili. E’ stata prodotta sino al 2002 in 16.000 esemplari. Nel 1999 è stata realizzata la R6 nr 1.750.000con 50/1.4 Summilux con finitura al platino a ricordo dei 150 anni della fotografia, il tutto con placca celebrativa in un cofanetto di mogano. Venduta all’asta per beneficenza a favore del WWF. Nel 1995 e 1997 sono state realizzate una R6.2 placcate oro a 18k per i 30 anni dell'indipendenza di Singapore (500 pezzi con Summilux 50) e una seconda per il passaggio di HogKong dalla Gran Bretagna alla Cina, in 300 esemplari, completi di Summicron 50.
 
Terminale evolutivo delle Leica reflex della terza generazione, la R7 appare nel 1992, con tutte le caratteristiche proprie della serie R, con l’aggiunta di qualche novità: 4 tipi di esposizione, program compreso; lettura esposimetrica media e spot; TTL flash molto migliorato rispetto alla R5; con adattatori SCA 351 e SCA 551, ottimo anche in fill in; tempi d’otturazione da 16 sec ad 1/2000 di sec; tempo meccanico di 1/100 di sec; ampliamento della sensibilità dell’esposimetro di 1EV; compensatore dell’esposizione sino a +/- 3EV (sulla R5 solo 2EV); vetrini intercambiabili; codice pellicola DX, per la prima volta su una Leica; alimentazione con 2 batterie al Litio, ovvero 4 all’ossido d’argento; ghiera dei tempi di posa più alta di 2mm, rispetto a quella della R5; indicazioni digitali nel mirino; finitura nera o cromata. Prodotta sino al 1997, in circa 23.000 esemplari neri e 7.000 cromati, per complessivi 29.529 pezzi, al terzo posto produttivo della famiglia, dopo R4 e R5, su 8 modelli complessivi. Occorre ricordare che nel periodo produttivo della R7 si erano ormai prepotentemente affacciate sul mercato le reflex autofocus, per cui la R7, con il suo look inaugurato dalla R4 nel 1980, sembrava ormai l’ultimo esempio di una stirpe gloriosa, una prosecuzione di una formula ormai esauritasi, né un TTL molto sofisticato quale questa possedeva, poteva ribaltare il giudizio. Inoltre proprio il TTL flash presentava l’incongruente tempo sincro di 1/100 di sec, ormai tecnicamente superato, ma il tipo di otturatore, rimasto invariato, non permetteva altrimenti. L’Urushi è la lacca giapponese più pregiata di tutto l’oriente: la sua particolarità, al contrario di altri prodotti dell’artigianato tradizionale, è che ha un’origine totalmente autoctona, senza cioè essere stata importata dall’estero. La lacca viene applicata a strati, aspettando la completa asciugatura, prima di passare a quello successivo. L’uso della lacca in Giappone comprendeva non solo suppellettili ed arredi domestici e di rappresentanza, ma pure oggetti religiosi, attrezzatura da guerra, ecc. La Leica R7 Uruschi si inserisce pertanto in un filone storico artistico squisitamente nipponico, ed è rarissima.
 
Nel 1996 è presentata la Leica R8. Questa macchia unirà la fotografia con pellicola e quella digitale. La fotocamera reflex, controllata da microprocessore e sviluppata nella fabbrica Leica di Solms, dispone di tre metodi per misurare l’esposizione: selettivo, integrale e multi-zonale. Nel 2004, con l’applicazione del dorso digitale DMR (Digital Module R), le fotocamere reflex a pellicola Leica R8 e Leica R9 si possono trasformare in fotocamere reflex digitali: un sistema ibridido unico nel mondo delle reflex 35mm. Il designer industriale Manfred Meinzer fu il principale responsabile, insieme ad un team nuovo in casa Leica, del design della R8. La R8 era intesa come una rottura netta rispetto alla precedente generazione di fotocamere Leica R, che era stata sviluppata in collaborazione con Minolta. Un obiettivo chiave del design era quello di evocare la Leica M e la sua parte superiore liscia; invece di un pentaprisma rialzato come nelle precedenti fotocamere della serie R, la R8 ha le «spalle» inclinate che si fondono quasi perfettamente con l’alloggiamento del pentaprisma. La forma è fortemente asimmetrica, soprattutto in pianta, con l’impugnatura destra bombata e il lato sinistro più piccolo e affusolato. Lo scopo era anche per migliorare l’ergonomia e la posizione dei controlli in modo che potessero essere facilmente raggiunti e azionati senza rimuovere l’occhio dal mirino. Sebbene la R8 sia in grado di eseguire un’esposizione completamente automatizzata e con il trasporto della pellicola con l'aggiunta del motore, è presente il selettore dei tempi di scatto per il controllo manuale dell'esposizione. In questo si differenzia fortemente da altri reflex contemporaneie, progettate principalmente per il funzionamento automatico. Le rotelle di controllo superiori sono affondate nella piastra superiore, con i bordi zigrinati che sporgono nella parte anteriore dove possono essere facilmente azionate dalla punta delle dita del fotografo. La R8 è sostanzialmente più grande e più pesante, 890 g, delle fotocamere della serie R4-R7, essendo circa un terzo più pesante rispetto alla R7. Ciò è in parte spiegato dall’essere costruita per usare e bilanciare gli obiettivi zoom più pesanti nella gamma di obiettivi Leica R. Lo stile della R8 si è rivelato controverso, alcuni fotografi lo considerano brutto e lo hanno soprannominato il «Gobbo di Solms» (Solms è la città tedesca in cui aveva sede Leica; l’azienda è tornata nella sua città natale originale di Wetzlar nel 2014). La R9 è stata un passo evolutivo dalla R8 e appare esternamente molto simile; tanto che alcuni hanno pensato che avrebbe dovuto essere semplicemente una «R8.2». Il colore argento della piastra superiore della R8 è stato sostituito da un colore Antracite nella R9. Un altro cambiamento esterno è stato l’aggiunta di un conta fotogrammi LCD sulla piastra superiore tra la leva di caricamento e il selettore dei tempi di posa. Il selettore di modalità prevede ora blocco, dopo che molti utenti della R8 si sono lamentati perché troppo facilmente si modificava l’impostazione desiderata durante la manipolazione della fotocamera. Il display LCD posteriore ha ottenuto una retroilluminazione in modo che potesse essere visualizzato in condizioni di scarsa illuminazione. La massa della R9 è stata ridotta di 100 g (790 g) rispetto alla R8, ottenuta passando ad una lega di magnesio per la piastra superiore (prima era una lega di zinco) e sostituendo l’alluminio al posto dell’acciaio nella piastra inferiore. Le modifiche elettroniche includevano la possibilità di regolare la sensibilità della misurazione matrix in incrementi di 0,1 EV indipendentemente dalle altre modalità di misurazione e diversi miglioramenti per l’uso del flash. La modalità flash HSS (High Speed ​​Sync) di Metz era ora supportata, consentendo il flash di riempimento a velocità dell’otturatore superiori alla velocità di sincronizzazione X mediante l’uso di molti piccoli lampi ripetuti del flash elettronico. Questa modalità può essere utilizzata da 1/360 fino a 1/8000 di secondo. Inoltre è stato migliorato l’uso del flash di riempimento con tempi di posa più lenti e diaframmi più ampi, consentendo modalità di illuminazione a bassa potenza con flassh Metz più recenti. La possibilità della compensazione manuale dell’esposizione flash in modalità Program è stata migliorata e il blocco AE è ora possibile in tutte le modalità automatizzate.
 

La baionetta delle Leica Reflex

La baionetta per le Leica Reflex è stata introdotta nel 1964 con la prima Leicaflex, detta talvolta Leicaflex I o standard. La baionetta portaottiche non è mai cambiata sino all’introduzione della ultima Reflex prodotta nel 2001, ovvero la R9, mentre è cambiata la struttura interna, con introduzione di dispositivi, le camme appunto, per aggiungere nuove funzionalità agli apparecchi, ovvero i vari automatismi che si sono succeduti nel tempo negli apparecchi reflex. La prima camma è solo per la prima Leicaflex con esposimetro non TTL, l’aggiunta della seconda camma serve ad accoppiare l’esposimetro TTL a TA nelle Leicaflex SL e SL2. Oggi gli obiettivi ad una sola camma sono abbastanza rari in quanto quasi tutti sono stati modificati successivamente. Chiaramente montando un obiettivo con solo una camma sulle Leicaflex SL e SL2 l’esposimetro funzionerà in modalità stop down. L’aggiunta della terza camma appare per la R3 e serve a far funzionare l’automatismo a priorità dei diaframmi con doppio sistema di esposizione di cui è dotata questa macchina. Gli obbiettivi a 3 camme si possono montare sulle Leicaflex precedenti e su tutte le reflex seguenti. Con le Leica serie R successive appaiono le ottiche Leica R, con la sola camma R, (che sarebbe più corretto chiamare eccentrico, in quanto presenta un funzionamento diverso, ma viene così definito per semplicità interpretativa) che non si possono montare sulle tre Leicaflex. Gli unici obiettivi segnati come «Leica R Only» sono dei Summicron 50/2, in ogni caso gli obiettivi con la camma R possiedono una ghiera in metallo maggiorata intorno all’ultima lente posteriore che appunto ne impedisce l’innesto sulle tre Leicaflex. Con i modelli R8 e R9 compare solo la camma R e i contatti ROM. Generalmente dal 1976 tutte le ottiche Leica R possiedono 3 camme: gli obiettivi precedenti possono essere modificati con l’aggiunta della terza camma. Le seguenti ottiche non possono essere montate su Leicaflex I e SL: 15/3.5, 16/2.8, 24/2.8, 35/1,4 e lo zoom 80-200/4.5.
 

Le macchine Leica digitali

Nel 1996 la S1 è la prima fotocamera digitale di Leica. Si tratta di una macchina a scansione ed è dotata di una risoluzione di 75 megapixel. Dati i tempi relativamente lunghi dovuti alla scansione, la fotocamera è ingegnerizzata per riproduzioni di qualità particolarmente elevata per archivi e musei o per fotografie di still life eseguite in studio. In aggiunta agli obiettivi Leica R e M, i fotografi possono usare anche ottiche di altri fabbricanti tramite adattatori.
 
Nel 1999 è prodotta la prima macchina fotografica compatta digitale: Leica Digilux 1.
 
Nel 2006 la Leica M8 è il primo modello M digitale. La Leica M8 impiega un sensore immagine CCD a basso rumore con 10,3 megapixel. Con questo modello si possono usare tutti i precedenti obiettivi Leica M, a condizione che non si estendano troppo dal corpo macchina. Nel mirino, è possibile mostrare sei campi di visione, visualizzati a coppie di cornici luminose: 24 e 35mm, 28 e 90mm, oppure 50 e 75mm. Dato che il sensore immagine all’interno della Leica M8 è più piccolo del formato 35mm, misurando 18x27mm, gli obiettivi Leica acquisiscono un campo immagine leggermente più piccolo. Questa differenza è il cosiddetto fattore di ritaglio (crop). Con la Leica M8, questo fattore è pari a 1,33.
 
Nel 2008 è lanciata la fotocamera professionale di medio formato Leica S2. Questa, con autofocus e sensore immagine CCD nel formato di 30x45mm, dispone di 37,5 megapixel. Gli obiettivi Leica S sono disponibili su richiesta anche nelle versioni dotate di otturatore centrale, messo a punto e prodotto da Leica Camera AG, in modo a avere maggiori scelta dei tempi utilizzando un flashi. Tutti i componenti del sistema S resistono a spruzzi e polvere.
 
Nel 2009 è prodotta la X1 che è la prima compatta digitale «Made in Germany» di Leica. Grazie al formato APS-C, il sensore immagine CMOS della compatta Leica X1 è ampio quanto quello usato in molte fotocamere reflexi. Nonostante l’elevata risoluzione di 12,2 megapixel, ciascun pixel sul sensore resta ampio e può catturare una grande quantità di luce. Si ha così basso rumore, ampia gamma dinamica e accurata riproduzione del colore. La Leica X1 è equipaggiata con un classico obiettivo che risulta ideale per la fotografia di reportage, l’Elmarit 1:2.8/24mm ASPH.
 
Nel 2012 entra sul mercato la M Monochrom per le foto in bianco e nero. La M Monochrom impiega un nuovo sensore di formato 35 mm con risoluzione nativa di 18 megapixel. Registra soltanto i veri valori di luminanza, per cui fornisce autentiche fotografie in bianco e nero e permette ai fotografi di catturare immagini di maggiore brillantezza, superiore nitidezza, migliorato contrasto e risoluzione più fine di quanto si ottenga dal medio formato. Sull’intero campo delle sensibilità si ottiene un bassissimo rumore immagine e una più fine risoluzione dei dettagli nelle ombre e nelle luci. Da ISO 320 a ISO 10000 si ottengono immagini taglienti con grana finissima. Un luminoso telemetro e nessuna vibrazione dovuta allo specchio rendono la M Monochrom ideale per la fotografia a luce ambiente.
 
Nel 2014 arriva la Leica T fabbricata utilizzando l’alluminio. Dispone di un ampio schermo tattile (o in inglese «touchscreen») con quattro elementi di controllo, da 3,7″ ad alta risoluzione che occupa quasi per intero il dorso della fotocamera. L’impiego è particolarmente intuitivo. Basta semplicemente toccare lo schermo per mettere a fuoco e comporre l’immagine. La memoria integrata è di 16GB, compatibile con schede SD, SDHC e SDXC, ottiche intercambiabili, mirino aggiuntivo elettronico con GPS integrato.
 
Nel 2015 arriva la Leica Q con obiettivo Summilux 28mm f/1.7 ASPH. Questo obiettivo è quello più utilizzato per la «street photography», il reportage, l’architettura e la fotografia di paesaggio e di viaggio. L’utilizzo di un obiettivo così luminoso e del sensore CMOS full-frame da 24 Mp permette di ottenere immagini di qualità fino a ISO 50000. Il mirino integrato della Leica Q si attiva semplicemente portando la fotocamera all’occhio, con una risoluzione di 3,68 Mp. L’autofocus è molto veloce e il nuovo processore Maestro II consente la ripresa di immagini in sequenza fino a 10 fotogrammi al secondo alla massima risoluzione. Della serie Q saranno poi introdotte delle versioni monocromatiche per foto solo in bianco e nero.
 
Sempre nel 2015 ariiva la prima «mirrorless». Il sistema Leica SL segna l’inizio di una nuova era della fotografia professionale. La fotocamera offre la massima compatibilità con gli obiettivi degli altri sistemi fotografici Leica e dispone di un mirino EyeRes da 4,4Mpixel@60fps, scatta 11 foto al secondo, dispone del Processore Maestro II, riprende video 4K, ha un sensore da 24Mpixel, è tropicalizzata e il corpo è interamente in alluminio.
 
Anno 2017. Dalla presentazione della Leica M3 alla Photokina del 1954, sono passati tanti anni, ma i progettisti Leica riescono a crearne un’altra,digitale: la Leica M10. Con essa è introdotta anche la Leica CL digitale.La M10, nata come prodotto singolo all’interno della famiglia M, si è successivamente trasformata in una vera e propria sotto-famiglia, con l’introduzione della M10-P e della M10-D, la «digitale con anima a pellicola» priva di display posteriore. Per non parlare delle diverse edizioni speciali. Finora, tutte le versioni a colori hanno però condiviso la medesima pipeline grafica, basata su un sensore da 24 Mpixel.
 
Nel 2020 Leica aggiorna la famiglia M10 con l’introduzione del modello ad alta risoluzione M10-R con un sensore (ovviamente 24x36) da 40 Mpixel. «R» come «Risoluzione», dunque. Per catturare più dettagli e per avere più margine di ritaglio, e sopperire così ai limiti intrinseci di un sistema fortemente ancorato al reportage e caratterizzato da una prevalenza di ottiche standard e grandangolari. Non si dimentichi poi la M10-Monochrom: il suo sensore CMOS da 41 megapixel full frame scatta infatti solo immagini in bianco e nero, priva del filtro colore Bayer che � stato aggiunto alla M10-R che utilizza lo stssso sensore.
 
Siamo arrivati ai nostri giorni e possiamo concludere dicendo che Leica cambiò radicalmente la storia della macchina fotografica, non attraverso il miglioramento di qualcosa già esistente ma con un progetto rivoluzionario che ridisegna la fotocamera inventando un design e un’impostazione dei comandi che nessuno ha più modificato. Una vera pietra miliare che ha segnato l’inizio della storia della fotografia moderna.
 
 
 
Riferimenti:
 
 
http://www.guidafotousato.it/4-STORIA_MARCHE/testi/LEICA-M.htm
 
https://www.kenrockwell.com/leica/m3.htm
 
http://www.lab.leica-camera.it/leica-history/
 
http://www.lab.leica-camera.it/portfolio-articoli/leica-milestones-m3/
 
https://www.nadir.it/ob-fot/LEICA_R/all-leica-R.htm
 
http://www.photogallery.it/storia/ileica_1.html
 
https://pixelsquare.it/pixel-square-leica-foto/
 
http://tecnicafotografica.dndcom.com/fotocamere-leica.html
 
https://www.teknoring.com/news/progettazione/leica-lorigine-della-fotografia/
 
http://www.wetzlar-historica-italia.it/camme.html
 
http://www.wetzlar-historica-italia.it/m3.html
 
http://www.wetzlar-historica-italia.it/m5.html
 
http://www.wetzlar-historica-italia.it/r3.html
 
http://www.wetzlar-historica-italia.it/r3safari.html
 

ciao




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