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Storia dell’Olympus

Nascita e sviluppo dell’azienda

La società Takachiho Seisakusho (Takachiho è il nome di una montagna sacra giapponese, mentre Seisakusho vuol dire più o meno fabbrica) è fondata a Tokyo il 12 ottobre 1919 dal giovane ingegnere Takeshi Yamashita per la costruzione di microscopi di alta qualità, ed il deposito del nome commerciale «Olympus» risale al 1921, riferendosi alla montagna deli dei greci. Nel 1935 è assunto l’ingegnere Eiichi Sakurai (1909–1998) ed è fondato l’istituto ottico Mizuho o Zuiho. Questo evento segna l’inizio dello sviluppo delle macchine fotografiche. Nel 1936 iniziano i lavori per la realizzazione di un obiettivo fotografico 75mm f/4.5 a quattro lenti con schema Tessar, che è battezzato con il nome «Zuiko», e poco dopo iniziano i lavori per la realizzazione di una fotocamera.
 
La produzione di serie delle macchine fotografiche a soffietto (folding) inizia nel 1937 con le Semi Olympus di formato 6x4.5cm su una pellicola 120, basate su dei corpi costruiti in Germania ed equipaggiate con gli obiettivi Zuiko e con otturatori tedeschi Compur da 1/250 di secondo, sostituiti dopo un brevissimo periodo dagli otturatori Koho con la velocità massima di 1/150 di secondo. Il modello Semi Olympus II del 1937 è interamente costruito in Giappone, con otturatore Koho, seguito nel 1940 dalle Olympus Six per i formati 6x6cm e 6x4.6cm con obiettivi Zuiko 75mm f/3.5. Nel 1937 è anche realizzato un prototipo Olympus Standard per il formato 4x5cm su pellicola in rullo di tipo 127, con un telemetro accoppiato al mirino, un otturatore a tendina ed un obiettivo 65mm f/3.5 intercambiabile con un luminoso 65mm f/2, con un grandangolare 50mm f/3.5 ed un teleobiettivo 135mm f/4.5. La Olympus Standard è costruita in dieci esemplari ma la produzione è fermata dal governo giapponese a causa delle commesse militari, ritenute prioritarie. Takachiho Seisakusho è rinominata Takachiho Optical Co., Ltd. in 1942 quando i prodotti ottici divennero quelli principali per la compagnia dopo l’entrata in Guerra del Giappone con l’attacco della base americana di Pearl Harbor. Nel mese di maggio del 1945 un raid delle fortezze volanti della US Air Force distrusse la fabbrica degli otturatori Koho, cosa che rese molto più duro lo sforzo di risollevare l’azienda nel dopoguerra. Durante l’embargo, ad un mese dalla resa del Giappone, a settembre del 1945, la produzione degli otturatori riprendeva. Nell’immediato dopoguerra il progetto non è recuperato, mentre nella primavera del 1946 è ripresa la produzione delle Olympus Six a soffietto, che proseguirà in diverse varianti fino al 1955. Gli otturatori erano sia Koho sia i nuovi Copal prodotti dalla Copal Koki Co. Il modello Six, con le sue 5 varianti, restò in produzione fino al 1957. Nel 1949,il nome fu cambiato nuovamente in Olympus Optical Co., Ltd.
 
L’ordine imposto dagli occupanti americani di costruire esclusivamente fotocamere di formato 35mm costringe ad adeguarsi, realizzando nel 1947 un prototipo Olympus 35 di formato 24x32mm (Nippon Size), equipaggiato con un semplice mirino galileiano, un obiettivo Zuiko 40mm f/3.5 ed un otturatore Seikosha Rapid da 1/500 di secondo. Nel 1948 è messa in produzione la fotocamera Olympus 35–I con le stesse caratteristiche e lo stesso formato, ma come è noto il formato 24x32 non è amato dagli americani e nel 1949, dopo avere realizzato un prototipo Olympus 35–II di formato 24x36mm, è messo in commercio il modello Olympus 35–III, che si evolve nel corso dei primi anni Cinquanta nei modelli Olympus 35–IV ed Olympus 35–V, tutti equipaggiati con obiettivi 40mm f/3.5 su otturatori Seikosha o Copal. Nel 1955 arrivano anche il modello grandangolare Olympus Wide-I con l’obiettivo 35mm f/3.5 ed il modello Olympus Wide-II con lo stesso obiettivo ed un esposimetro incorporato, oltre alla serie delle Olympus 35–S, equipaggiate con il telemetro e realizzate in numerosi modelli, con obiettivi f/3.5 o f/2.8, fino al modello con obiettivo f/1.9 del 1956.
 
Nel 1950, Tatsuro Uji della Olympus, che aveva lavorato in collaborazione con il Dr. Hayashida dell’Ospedale Universitario di Tokio, disegnò la prima «gastro-camera», ovvero il primo gastroscopio al mondo che permetteva di realizzare foto all’interno dello stomaco attraverso una sonda grazie alla scoperta delle fibre ottiche.
 
Il successo delle fotocamere bi-ottica per il formato 120 mm disegnate nel 1929 per la tedesca Frank & Heidecke sulla sua Rolleiflex indusse la Olympus ad attivare un’équipe di lavoro per studiare la possibilità di realizzare un modello simile. Nel 1952 fu presentata la Olympus Flex che fu la prima di questo tipo di tutto il Giappone. Nel 1959 per competere con la Rolleiflex 44 ad esposizione automatica la Olympus lanciò la Eyeflex con fotocellula al selenio, ma solo come prototipo.
 
Nel 1958 arrivano anche la Olympus Wide S con il telemetro ed un obiettivo 35mm f/2 e la Olympus Auto equipaggiata con un obiettivo f/1.8, il telemetro ed un esposimetro incorporato con la possibilità di montare un amplificatore per la misurazione della luce (booster). Il 1958 è anche l’anno delle Olympus Ace, equipaggiate con il telemetro accoppiato e con un obiettivo 45mm f/2.8 intercambiabile con un grandangolare 35mm f/2.8 ed un teleobiettivo 80mm f/5.6. La Olympus Auto Eye del 1960 permette la selezione automatica del diaframma, ed è seguita da numerosi modelli con l’esposimetro incorporato, con la fotocellula al selenio, ed a partire dal 1963, con la fotocellula al CdS. La Olympus 35 SP del 1969 permette la doppia misurazione della luce, integrale o spot. Con i primi anni Settanta le dimensioni delle fotocamere diminuiscono, e nascono le Olympus 35 EC e le Olympus 35 RC, affiancate dalla piccola Olympus Trip 35.
 
Con una intuizione geniale gli ingegneri della Olympus progettano e realizzano nel 1959 la prima fotocamera di formato 18x24mm per l’impiego dei caricatori standard da 35mm. Le fotocamere di formato 18x24mm costruite in precedenza in Europa, come le Korelle 35 o le Ducati, utilizzavano dei caricatori speciali, rendendo difficile il reperimento dei caricatori preconfezionati, mentre su altre fotocamere 35mm, come Leica, Alpa o Nikon, alla riduzione del formato non corrispondeva una riduzione del peso e degli ingombri della fotocamera. La prima fotocamera 18x24mm della Olympus è battezzata semplicemente Olympus Pen, monta un mirino ottico semplice, un obiettivo standard 30mm f/2.8 ed un otturatore Copal X a quattro velocità. La famiglia delle Olympus Pen cresce rapidamente offrendo prestazioni diversificate, dall’esposimetro incorporato nei modelli Olympus PEN–EE e Pen D (1962) all’obiettivo grandangolare da 25mm della Olympus Pen Wide (1964) fino al motore elettrico incorporato della Olympus Pen EM (1965). Alcune Olympus Pen utilizzano i caricatori Rapid, altre hanno obiettivi luminosi. La produzione delle Olympus Pen durò fino agli anni ‘80, includendo una famosissima versione reflex con ottiche intercambiabili. La Leica ne aveva fabbricato una versione a metà degli anni ‘50 in Canada, la Leica 72, la cui produzione fu molto limitata e non ebbe alcun esito commerciale. Invece le Olympus a mezzo formato si diffusero rapidamente in quanto di costruzione solida e di disegno estremamente compatto. Chiunque poteva portare con sé comodamente e che poteva essere impiegata senza fatica e senza vibrazioni grazie ai suoi automatismi «con la stessa naturalezza con la quale su usa una penna», secondo le parole di Eiichi Sakurai. Da qui il suo nome: Pen (penna in inglese).
 
Nel 1962 venne introdotta la Olympus S Electro Set. Tale fotocamera era dotata dello stesso corpo della Auto Eye. La finestrella di plastica diventa lunga quanto la fotocamera che è dotata di un esposimetro al selenio e di una messa a fuoco. Come obiettivo adoperava il G. Zuiko 1:1,8 f=4,2 cm.
 
Nel 1963 appare, quale unica novità per quell’anno, la Olympus – SC. La fotocamera era molto simile alla Olympus – S ma era dotata di un moderno esposimetro al Cds (Solfuro di Cadmio). Per il funzionamento dell’esposimetro era necessaria una batteria del tipo HD 1,35 V che era alloggiata in un piccolo scomparto nella parte inferiore della fotocamera. La grande finestra dell’esposimetro dei modelli precedenti si riduce fino ad un piccolo oblò tondo.
 
Nel 1963 alle fotocamere Olympus si affianca una originale fotocamera battezzata Olympus Pen F, caratterizzata dalla sagoma schiacciata, con il mirino reflex progettato con un sistema di specchi, con un otturatore a tendina da 1/500 di secondo ed un sistema di obiettivi intercambiabili con le lunghezze focali da 20mm fino a 800mm. La Olympus Pen F può inoltre essere equipaggiata con un esposimetro accessorio esterno accoppiato con il selettore delle velocità dell’otturatore. Nel 1966 è affiancata dal modello Olympus Pen FT, equipaggiata con un esposimetro incorporato con la misurazione TTL della luce e con l’autoscatto, e nel 1967 è sostituita dal nuovo modello Olympus Pen FV, con il meccanismo dell’autoscatto ma senza l’esposimetro incorporato.
 
Nel 1965 apparve, in un nuovo corpo, e con un nuovo design della parte superiore, la Olympus 35 LE. La fotocamera rappresentava un passo avanti nel design con gli angoli che apparivano molto più retti. Come la Olympus S, la 35 LE era dotata di un esposimetro al Cds (Solfuro di Cadmio) accoppiato con l’otturatore automatico Seikosha-ES. Questo otturatore permetteva di impostare automaticamente tempi di esposizione da 1/25 a 1/500 s. Nuovo era anche l’auto-scatto la cui leva era posizionata sulla parte frontale della fotocamera.
 
Nel 1967 seguì una fotocamera simile alla Olympus 35 LE, la Olympus 35 LC. La 35 LC era una fotocamera manuale con esposimetro al Solfuro di Cadmio e mirino di messa a fuoco accoppiato. Per l’esatta esposizione l’ago dell’indicatore della luce doveva essere posizionato tra i due segni aggiustando i tempi ed i diaframmi. L’indicatore era in una piccola finestra sulla parte superiore, e si vedeva anche attraverso il mirino. Per le misurazioni spot deve essere pre-selezionato un pulsante sulla parte posteriore della fotocamera. Sul lato, sotto la leva di riavvolgimento, c’era lo spinotto del flash e un altro era presente nel contatto centrale della slitta portaflash.
 
Nel 1971 la serie delle Olympus Pen F è sostituita da una vera reflex 35mm di formato 24x36mm, dalla carrozzeria classica ed un poco banale, equipaggiata con un otturatore da 1/1000 di secondo, un esposimetro TTL ed un innesto a vite M39x1, identico a quello delle Asahi Pentax e delle Praktica, ma modificato in modo da permettere la misurazione TTL della luce con il diaframma alla massima apertura per mezzo di un simulatore di diaframma incorporato e collegato con il selettore dei diaframmi degli obiettivi. La fotocamera, battezzata Olympus FTL, ha una vita brevissima, ed è sostituita ad un solo anno di distanza da una nuova famiglia di reflex 35mm OM.
 
Alla Photokina del 1972 Olympus presenta una reflex 35mm di formato 24x36mm, era la più piccola (circa un terzo) e la più leggera del mondo e colse di sorpresa la concorrenza: la reflex Olympus OM–1 («O» come «Olympus» e «M» come «Yoshihisa Maitani»). E’ un successo: la commercializzazione più di cinquantamila fotocamere solo un anno! L’otturatore a tendina arriva ad 1/1000 di secondo, il mirino pentaprismatico sporge pochissimo dal tettuccio, ha gli schermi di messa a fuoco intercambiabili ed il selettore delle velocità dell’otturatore è disposto attorno al grosso bocchettone dell’obiettivo con innesto a baionetta progettata dall’ingegnere Maitani. Oltre ad un sistemacompleto di ottimi obiettivi, la Olympus OM–1 può essere completata con numerosi accessori: il pratica è come professionale. A partire dal 1974 il fondello è predisposto per il collegamento con i motori elettrici o i motorini di trascinamento del film, e questa caratteristica è sottolineata dalla sigla MD apposta sul frontale. Analogamente anche il dorso delle fotocamere Olympus OM–1 MD può essere sostituito da un dorso datario o da un dorso magazzino per 250 pose. Il motorino di trascinamento permette fino a tre scatti al secondo ed è dotato di una impugnatura laterale con un pulsante di scatto autonomo. Il motore elettrico permette la possibilità di scatti singoli o di sequenze fino ad un massimo di cinque scatti al secondo e può essere alimentato con dei portabatterie a stilo o con portabatterie al Nichel Cadmio ricaricabili.
 
Presentata come prototipo alla Photokina del 1974 e resa disponibile alla fine del 1975, la Olympus OM–2 utilizza una carrozzeria compatta analoga a quella della Olympus OM–1, un selettore manuale delle velocità dell’otturatore fra un secondo ed 1/1000 di secondo posto attorno al bocchettone degliobiettivi, e con il selettore delle funzioni sul tettuccio. Ilselettore delle funzioni può essere impostato sul funzionamento manuale o automatico dell’otturatore, funge da interruttore generale dei circuiti e per il controllo dello stato di carica delle batterie. Predisposta per il montaggio di una staffa con il contatto diretto sul cappuccio del pentaprisma e per il montaggio dei motori elettrici sul fondello, la Olympus OM–2 accetta tutti gli obiettivi e gli accessori della Olympus OM–1, compresi gli schermi intercambiabili di messa a fuoco. L’otturatore elettronico della Olympus OM–2 è del tipo in stoffa con lo scorrimento orizzontale e la sincronizzazione con il flash alla velocità di un sessantesimo di secondo, può essere selezionato automaticamente per le velocità dell’otturatore fra sessanta secondi ed un millesimo di secondo. Due fotocellule al CdS leggono la luce ai fianchi del mirino, mentre una terza fotocellula al silicio è puntata contro la tendina «Computogramma», oppure contro il piano della pellicola, per la misurazione della luce durante l’esposizione con o senza l’impiego del flash. Per qusto motivo Olympus è considerata quella che ha intrdotto per la prima volta il «flash TTL».
 
Nel 1978 è affiancata la economica Olympus OM–10, caratterizzata da un otturatore elettronico con le velocità dell’otturatore selezionate automaticamente (fra due secondi ed 1/1000 di secondo), con la misurazione della luce ed il calcolo dell’esposizione con l’otturatore aperto. La Olympus OM–10 è leggera, utilizza parti realizzate in materiali plastici anziché in metallo, e la carrozzeria si diversifica nettamente da quella delle fotocamere Olympus OM–1 ed Olympus OM–2. Sul cappuccio del pentaprisma è presente la staffa del flash con il contatto diretto dedicato, sul frontale è presente l’interruttore dell’autoscatto elettronico e sul tettuccio è presente il grosso selettore della sensibilità del film con la possibilità di correzione manuale dell’esposizione automatica e le funzioni AUTO e MANUAL e possono montare il motorino elettrico di avanzamento del film. Per utilizzare la fotocamera con la selezione manuale della velocità dell’otturatore da 1 secondo a 1/1000sec è necessario il piccolo accessorio Manual adapter.
 
Nel 1979 la OM–1 è modificata ed è ribattezzata con il nome Olympus OM–1n, le modifiche riguardano la presenza di un LED nel mirino per il segnale di carica del flash e la semplificazione del montaggio del motore elettrico. Arriva anche Olympus OM–2n, modificata con l’estensione della velocità dell’otturatore fino a 120 secondi, nuova tendina Computogramma, una maggiore sensibilità dell’esposimetro ed il miglioramento delle funzioni con il flash, fra cui un LED nel mirino per l’indicazione della carica del flash ed una staffa con il contatto diretto dedicato ai flash automatici.
 
Sempre nel 1979 è messa in produzione la fotocamera compatta Olympus XA, progettata da Yoshihisa Maitani, la più piccola fotocamera a telemetro esistente, completamente automatica e stilizzata con il frontale sagomato come un ovetto, che si apre scorrendo lateralmente per mettere in funzione l’obiettivo. La Olympus XA per l’eleganza delle sue linee era la preferita dalle donne. Questa compatta occupava pochissimo spazio, e venne adottata come seconda fotocamera da molti fotografi per le sue dimensioni contenute e perché l’obiettivo 35mm f/2.8 di grandissima qualità ottica permetteva di affrontare in sicurezza tutte le situazioni impreviste. Della Olympus XA vengono realizzate nel corso degli anni Ottanta parecchie varianti diverse: XA1 con fotocellula al selenio e XA2 priva di telemetro del 1980, XA3 con il codice DX e XA4 con obiettivo 28mm macro del 1985. Dopo oltre dieci anni, la linea XA continuava ad essere la più venduta delle compatte 35 mm di Olympus.
 
Nel 1980 è presentata una versione della Olympus OM–10 Quartz o Olympus OM–10 QD (Quartz Date) di un dorso datario.
 
Nel 1982 è realizzata, ma solamente per l’esportazione verso gli USA, la fotocamera Olympus OM–10 FC completa dell’adattatore per la selezione manuale delle velocità dell’otturatore.
 
Nonostante le Olympus OM–1 e OM–2 offrano prestazioni di tipo professionale, grazie anche agli accessori del sistema OM (motori, dorsi e anche le schermi di messa a fuoco), sono limitate per non avere il pentaprisma intercambiabile e per un innesto degli obiettivi piccolo (tiraggio 43,5mm); anche il mirino e lo schermo con lente di Fresnel non era abbastanza luminoso. La concorrenza (Canon, Pentax, Nikon, ecc.) è agguerrita e quindi le Olympus OM faticano ad imporsi con i modelli nuovi presentati in rapida successione, quasi uno ogni anno.
 
Nel 1982 alle Olympus OM–10 è affiancato il modello Olympus OM20 che vengono commercializzate negli USA con il marchio Olympus OM–G. Attorno al bocchettone di innesto degli obiettivi è presente un anello per la selezione manuale della velocità dell’otturatore, in maniera analoga a quello utilizzato sulle fotocamere Olympus OM–1 ed Olympus OM–2. Le Olympus OM–20 possono utilizzare tutti gli obiettivi e gli accessori del sistema OM, compresi i motori elettrici di avanzamento del film. Nel 1983 si aggiunge la fotocamera Olympus OM–30, commercializzata negli USA con il nome Olympus OM–F, costruita analogamente alle Olympus OM–20 e predisposta per l’accoppiamento con gli obiettivi Zuiko Autofocus Zoom 35–70mm f/4. La Olympus OM–30 incorpora il selettore manuale per le velocità dell’otturatore fra un secondo ed 1/1000 di secondo ed un piccolo selettore per impostare la massima luminosità dell’obiettivo. Nel mirino tre LED indicano la messa a fuoco corretta. Con l’impiego dell’obiettivo Zuiko Autofocus Zoom 35–70mm f/4 dotato di un motore di messa a fuoco incorporato, la messa a fuoco avè in maniera completamente automatica.
 
Sempre nel 1983, contro ogni previsione, la serie OM è integrata con due nuovo modelli dalle prestazioni particolari, con la sigla Olympus OM–3 e la Olympus OM–4. Il modello Olympus OM–3, simile alla Olympus OM–1, è priva del meccanismo dell’autoscatto e permette la misurazione TTL della luce con i flash. Un selettore permette di impostare la correzione diottrica del mirino, e le velocità dell’otturatore selezionabili dall’anello posto attorno al bocchettone degli obiettivi arrivano ad 1/2000 di secondo. La caratteristica più particolare della Olympus OM–3 è data dal circuito esposimetrico, che permette la misurazione della luce bilanciata tradizionale, ma anche la misurazione su di un’area ristretta posta al centro dell’inquadratura, per mezzo di un pulsante individuato dalla scritta SPOT che permette la misurazione sull’area ristretta. Effettuando fino ad otto misurazioni su diverse zone del soggetto le indicazioni nel mirino tengono conto della media delle misurazioni effettuate. Due pulsanti con le scritte HIGHLIGHT e SHADOW permettono di effettuare la misurazione spot direttamente sulle aree più scure o più chiare dell’inquadratura, ottenendo la migliore esposizione per queste aree. Un pulsante CLEAR permette di annullare la misurazione sull’area ristretta e tutte le misurazioni precedenti.
 
Il modello Olympus OM–4, analoga alla OM–2 ma con un otturatore a tendina in stoffa con lo scorrimento orizzontale, controllato elettronicamente, che offre tutte le velocità dell’otturatore fra due minuti ed 1/2000 di secondo e la velocità controllata meccanicamente di un sessantesimo di secondo sincronizzata con il flash. La Olympus OM–4 ha una staffa con il contatto diretto per i flash dedicati, utilizza un autoscatto elettronico ed utilizza una presa sincro flash TTL. Il selettore delle funzioni prevede le posizioni AUTO e MANUAL e serve per il controllo dello stato di carica delle batterie. Un pulsante posto vicino al pulsante di scatto permette di eseguire le misurazioni della luce sulla parte centrale ristretta dell’inquadratura, e di effettuare fino ad otto misurazioni, con il calcolo automatico della media risultante. Due pulsanti permettono di ottenere una esposizione bilanciata sulle parti più scure o più chiare dell’inquadratura. Il mirino è provvisto di un selettore per la regolazione diottrica. Accetta tutti gli obiettivi e gli accessori della Olympus OM–1, compresi gli schermi intercambiabili di messa a fuoco ed i motori elettrici di avanzamento del film.
 
Nel 1984, a dieci anni dalla sua primapresentazione la Olympus OM–2 è sostituita dal modello più sofisticato Olympus OM–2 SP (Spot Program) che oltre all’automatismo dell’esposizione con la selezione delle velocità dell’otturatore permette l’esposizione programmata e la misurazione sulla sola area centrale con la esposizione manuale. La Olympus OM–2 SP utilizza una carrozzeria ed impiega la stessa strumentazione, con alcune differenze: l’autoscatto è del tipo elettronico con un segnale luminoso o sonoro disinseribile ed il selettore delle funzioni PROGRAM, AUTO e MANUAL/SPOT oltre al controllo dello stato di carica della batteria. Sul cappuccio del pentaprisma, dalla forma leggermente modificata, è presente la staffa con i contatti diretti per i flash dedicati. In mancanza di alimentazione elettrica è possibile utilizzare la velocità controllata meccanicamente di un sessantesimo di secondo sincronizzata con il flash. Accetta tutti gli obiettivi e gli accessori della Olympus OM.
 
Nel 1985 è messa in commercio la fotocamera automatica e programmata Olympus OM–40, ribattezzata con il nome Olympus OM PC negli USA. Appena più alta e pesante delle Olympus OM–20, la Olympus OM–40 utilizza lo stesso tipo di otturatore elettronico ed il codice DX per la selezione automatica della sensibilità del film. Un selettore ESP permette di scegliere fra la misurazione compensata della luce o la misurazione dell’area centrale senza correzioni automatiche. Le Olympus OM–40 possono utilizzare tutti gli obiettivi e gli accessori del sistema OM, compresi i motori elettrici di avanzamento del film e vengono realizzate solo nella finitura di colore nero con le scritte bianche. Nel 1986 è realizzata nella versione speciale Olympus OM–4 Ti con le calotte superiore ed inferiore in titanio, e con nuovi contatti per i flash automatici dedicati e, nel 1994, è messa in commercio per un periodo limitato la fotocamera Olympus OM–3 Ti, sempre le stesse prestazioni e monta la calotta superiore ed il fondello in titanio
 
Nel 1986 la società Olympus presenta la sua prima reflex 35mm autofocus, equipaggiata con il motorino per la messa a fuoco automatica, battezzandola in Europa con la sigla Olympus OM–707 e negli USA con la sigla Olympus OM–77. La Olympus OM–707 incorpora anche il motorino per l’avanzamento ed il riavvolgimento della pellicola, e la maniglia di tipo standard può essere sostituita con una maniglia speciale che incorpora un piccolo flash estraibile. Con una luminosità molto bassa un rilevatore a raggi infrarossi permette la messa a fuoco automatica. L’otturatore a tendina metallica con lo scorrimento verticale offre tutte le velocità dell’otturatore fra due secondi ed 1/2000 di secondo. Sul tettuccio sono presenti l’interruttore generale con il tasto RESET per l’annullamento delle funzioni modificate, ed un pannello a cristalli liquidi per l’indicazione delle funzioni impostate. L’esposizione della Olympus OM–707 è automatica programmata con la selezione del valore del diaframma e della velocità dell’otturatore, con la possibilità di scelta per le velocità dell’otturatore più alte o più basse e con la selezione del programma in base alla lunghezza focale dell’obiettivo impiegato. Utilizzando gli obiettivi Zuiko OM con la messa a fuoco manuale la fotocamera funziona con la sola selezione automatica della velocità dell’otturatore
 
Nel 1988 alla Olympus OM–707 è affiancata la fotocamera Olympus OM–101, Olympus OM–88 negli USA, che utilizza gli stessi obiettivi Zuiko AF della Olympus e con il controllo manuale della messa a fuoco per mezzo di una rotella dentata sporgente dal dorso della fotocamera. La Olympus OM–101 utilizza un otturatore elettronico con le velocità dell’otturatore fra due secondi ed 1/2000 di secondo ed incorpora un motorino elettrico per l’avanzamento ed il riavvolgimento della pellicola, con la velocità massima di ripresa di uno scatto ogni due secondi. Con gli obiettivi Zuiko AF la selezione della velocità dell’otturatore ed il valore del diaframma vengono selezionati automaticamente e con il tasto per le riprese in controluce è possibile effettuare la correzione automatica dell’esposizione.
 
Con gli obiettivi Zuiko OM tradizionali la selezione della velocità dell’otturatore avè automaticamente in funzione del valore del diaframma selezionato. Un accessorio permette la selezione manuale della velocità dell’otturatore, comprese la posa B e la velocità X sincronizzata con il flash, e la selezione manuale del diaframma con gli obiettivi Zuiko AF. Il selettore delle funzioni permette di inserire il programma per l’esposizione automatica e di inserire, una volta applicato l’adattatore manuale, la funzione per l’esposizione automatica o manuale. La selezione della sensibilità della pellicola avè automaticamente con i caricatori provvisti del codice DX. La Olympus OM–101 può utilizzare un dorso datario al quarzo.
 
Nel 1997 la società Olympus subappalta alla Cosina, la produzione di una nuova reflex 35mm con l’innesto per gli obiettivi della serie OM e con un otturatore meccanico con le velocità dell’otturatore fra un secondo ed 1/2000 di secondo, battezzandola con la sigla Olympus OM–2000. Stilizzata in maniera diversa dalle altre fotocamere della serie OM, la Olympus OM–2000 non è predisposta per l’impiego dei motori elettrici, non permette l’impiego degli schermi intercambiabili di messa a fuoco e non utilizza il sistema di misurazione diretta della luce con il flash. La misurazione della luce avè con il diaframma alla massima apertura sull’intera area inquadrata o su di una parte ristretta, e l’informazione della corretta esposizione av è per mezzo di LED. Anxhe la misurazione spot è segnalata da un diodo luminoso.
 
Olympus nel 2003 ha cessato la produzione delle fotocamere a pellicola mettendo sul mercato la sua prima reflex digitale Olympus E1. Cambia ancora nome: si chiamerà «Olympus Corporation».
 
La fotocamera E–1 è basata sullo standard «Quattro Terzi» che era stato presentato nel 2002. Questo standard consentirebbe, secondo i progettisti, una ottimizzazione delle prestazioni fotografiche e favorirebbe la realizzazione di corpi macchina e ottiche molto compatti, come nella più classica «tradizione» Olympus. Per contro la scelta di sensori di immagine così piccoli (17,3 x 13 mm), non favorisce la ripresa di fotografie con elevati valori di sensibilità ISO (1600 - 6400). La macchina aveva un sensore Kodak da 5 mpx a pentaprisma tradizionale e corpo metallico tropicalizzato. In seguito fu prodotta la reflex E–300 con sensore da 8 mpx dotata di prisma di Porro, la reflex E–500 con sensore da 8 mpx e sistema a pentaspecchio e la E–330, la prima reflex digitale con preview dell'immagine sul display.
 
Nell’ottobre 2009 la serie E comprende i modelli E–420 (la reflex digitale più compatta sul mercato), E–520 (con corpo stabilizzato), la E–620, la E–30 (con schermo live-view orientabile) e la professionale E–3, sostituita poi dalla E–5.
 
Il 24 giugno 2020 Olympus ha annunciato la cessione della propria divisione di Imaging a «Japan Industrial Partners» a partire dal 30 settembre 2020. Dal 1° gennaio 2021 prende vita la nuova società che è stata chiamata «OM Digital Solutions». Si chiude così la lunga storia legata a Olympus per continuare con un nuovo nome.
 
 
 
Riferimenti:
 
http://www.guidafotousato.it/4-STORIA_MARCHE/testi/OLYMPUS.htm
 
https://www.olympus-global.com/company/milestones/founding.html?page=company
 

ciao




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