Storia della Pentax
Nascita e sviluppo dell’azienda
La Asahi Kogaku Goshi Kaisha venne fondata nel novembre del 1919 da Kumao Kajiwara, in un sobborgo di Tokyo chiamato Toshima, per produrre lenti da occhiali. Nel 1923 iniziò la produzione di obiettivi per proiettori cinematografici per conto terzi. Nel 1932 Asahi Kogaku iniziò a produrre obiettivi per Molta Camera Company, poi Minolta, per equipaggiare una folding 6,5x9cm denominata Arcadia. L’anno successivo iniziarono le forniture per Konishiroku (Konica), con una gamma di obiettivi ad elemento singolo ed anastigmatici per le fotocamere Pearl e Pearlette. Gli obiettivi vennero denominati Takumar in omaggio a Takuma Kajiwara, un illustre parente del fondatore dell’azienda. Takuma Kajiwara era noto per aver operato come fotografo per diversi anni negli Stati Uniti, collaborando anche con George Eastman, il fondatore della Kodak.
Nel 1938 la vecchia ditta cambiò il proprio nome in Asahi Optical Company Limited e iniziò a produrre strumenti ottici per le forze armate giapponesi (esercito e aeronautica), attività che continuò fino alla fine della seconda guerra mondiale e che portò al bombardamento e alla distruzione quasi totale dell’azienda da parte dell’U.S. Air Force. Tornata la pace, la Asahi Optical fu rifondata e ricostruita praticamente da zero da Saburo Matsumoto, vulcanico presidente e socio del fondatore Kajiwara. Asahi cominciò a realizzare obiettivi per molti altri costruttori di fotocamere, dotandoli di un pionieristico trattamento per migliorare il contrasto e la resa del colore. Nel 1948 venne presentata una gamma di binocoli col nome commerciale di «Jupiter»; anche questi utilizzavano ottiche trattate che fornivano chiarezza e contrasto senza rivali, ponendoli all’avanguardia della tecnologia del tempo. Questi binocoli vennero prodotti anche con molti altri nomi, soprattutto per importatori nordamericani.
In questi anni, gli altri fabbricanti giapponesi si buttarono a copiare le fotocamere tedesche più in voga, cioè quelle a telemetro e le reflex biottiche, vendendole in gran parte alle truppe americane impegnate nella guerra di Corea. In questo periodo, Asahi riprese a fornire obiettivi a costruttori di fotocamere folding, ancora ispirate a modelli tedeschi d’anteguerra. Fu allora che il presidente Saburo Matsumoto iniziò ad esplorare la possibilità di produrre una propria fotocamera, che però doveva essere differente da ogni altro modello prodotto allora in Giappone. Era infatti convinzione di Matsumoto che ormai la telemetro e la biottica fossero fotocamere arrivate a piena maturità, con minimi margini di miglioramento, e con un mercato già in mano ad aziende ben più grosse ed affermate di Asahi. La scommessa fu quindi quella di investire sul futuro, sviluppando una fotocamera allora molto sottovalutata, che però aveva un enorme potenziale di evoluzione ed affermazione: la reflex a sistema. Questa scelta si rivelò particolarmente lungimirante e garantì un successo fenomenale all’azienda guidata da Matsumoto.
I progettisti iniziarono la ricerca e lo sviluppo nel 1950 e alla fine del 1951 era pronto il prototipo di una reflex monobiettivo 35mm. Il vetro smerigliato forniva una immagine brillante e diritta ma invertita da destra a sinistra; ciò poteva essere accettabile per riprese orizzontali, ma inquadrare in verticale era difficile: per questa ragione venne aggiunto un piccolo mirino ottico a fianco di quello a pozzetto. Il primo esemplare di produzione della Asahiflex uscì dalle linee il 26 ottobre 1951 e di conseguenza adottò il numero di matricola 26101, ma l’Asahiflex I fu posta in vendita al pubblico solo nel maggio 1952. La Asahiflex fu la prima reflex monobiettivo 35mm giapponese. Lo specchio era direttamente comandato dal pulsante di scatto e quindi si sollevava premendolo e ritornava rilasciandolo. Il mirino principale era quello a pozzetto, come è noto, fornisce immagini dai lati ribaltati. L’otturatore disponeva dei soli tempi veloci da 1/20 a 1/500, oltre alla posa B. L’innesto a vite M37x1 mm, poco comprensibile in quanto piuttosto piccolo, perfortuna fu cambiarlo pochi anni dopo con la vite M42 già adottata dalla tedesca Pentacon, rimpiazzandola Asahiflex IA.
La Asahi Optical Co. voleva realizzare una fotocamera fornita di tempi lenti, ma mancava un adeguato sistema di ritorno rapido dello specchio a velocità più lente di 1/20 di secondo. All’inizio del 1954 furono tentati vari esperimenti insoddisfacenti, poi finalmente il problema fu risolto da Nobuyuki Yoshida. Quando lo specchio si sollevava e raggiungeva la posizione superiore azionando l’otturatore, era tenuto in posizione dall’azione di una molla; quando la seconda tendina dell’otturatore completava il proprio movimento, veniva meno la pressione sulla molla e questo permetteva il ritorno dello specchio in posizione di visione. Il nuovo specchio a ritorno istantaneo fu collaudato e si dimostrò molto affidabile. Con la Asahiflex IIB era iniziata l’epoca della reflex con specchio a ritorno istantaneo. Venne in tal modo risolto l’annoso problema dell’oscuramento dell’immagine durante ed immediatamente dopo lo scatto, permettendo così di seguire oggetti in movimento. La Asahiflex IIA è stata sviluppata contemporaneamente alla Asahiflex IIB ma fu introdotta nel febbraio del 1955 e, per la prima volta, si affiancò al modello precedente anziché sostituirlo. L’unica differenza, non da poco, consisteva nell’aggiunta dei tempi lenti a completare la scelta: B, T, 1/2, 1/5 e 1/10 a quelli già esistenti. Negli Stati Uniti la Sears, Roebuck & Company era una importante ditta di vendita per corrispondenza con sede a Chicago. Questa all’inizio degli anni cinquanta strinse con la Asahi, un accordo per la distribuzione negli Stati Uniti d’America delle marcate Sears. Il primo modello Tower 23 e corrispondeva alla Asahiflex IA, Tower 24 corrispondeva Asahiflex IIB e Tower 22 sarà Asahiflex IIA.
Le macchine Reflex a pentaprisma
Nel 1957 la Asahi Optical Co. segnò un altro successo con l’introduzione finalmente di una reflex completa di un pentaprisma ottico fisso (introdotto dalla Zeiss Ikon Contax S e dalla italiana Rectaflex nel 1949) che dava una immagine brillante sullo schermo di focheggiatura e correttamente orientata sia nel senso alto-basso che in quello destra-sinistra. La nuova fotocamera fu denominata Asahi (nome del fabbricante) Pentax (denominazione del modello, marchio originariamente di proprietà della VEB Zeiss Ikon della Germania Orientale, da PENTAprism contaX o, secondo altri, da PENTAprism e refleX). A confronto con le altre reflex del periodo, la Asahi Pentax era più pratica nell’uso, più compatta e più elegante, un mix che da allora contraddistingue le reflex Pentax. La Asahi Pentax (oggi nota come AP) fu la prima reflex dotata di un pentaprisma fisso, leva di carica rapida e schermo di messa a fuoco con microprismi, annunciando l’alba di una nuova era fotografica; l’epoca d’oro delle fotocamere a telemetro era tramontata. Grazie alle innovazioni introdotte da Asahi (specchio a ritorno istantaneo e pentaprisma prodotto a livello industrale), la reflex 35mm aveva superato le limitazioni dei primordi e poteva far valere la sua maggiore versatilità nell’uso di obiettivi grandangolari e supertele. Buona parte del successo dei modelli Asahi Pentax si deve anche alla scelta di adottare un attacco obiettivi standard: quell’innesto a vite M42x1 che, introdotto nel 1949 sempre dalla VEB Zeiss Ikon (DDR) nei modelli Contax e Pentacon, divenne noto come il «passo a vite Pentax». Inoltre questo modello utilizzava anche la leva di carica rapida sul lato superiore destro (introdotta dalla Jhagee Exakta del 1936) e i microprismi sul vetrino di messa a fuoco. Da questo momento in poi, sempre più professionisti e fotoamatori si sarebbero orientati al sistema reflex. Un corpo con angoli smussati e una disposizione dei comandi ben progettata contribuirono a far raggiungere questi apparecchi un enorme successo mondiale. Una variante fu la Asahi Pentax S, del 1958, e un mese la Asahi Pentax K. Nel 1958 il sistema Asahi Pentax comprendeva 10 obiettivi intercambiabili da 35 mm a 1000 mm ed era già piuttosto affermato.
Dopo l’affermazione della Asahi Pentax nel 1957, il 1959 fu un altro anno chiave nella storia di Pentax. A 40 anni dalla fondazione, l’azienda era prospera come non mai e lanciata sulla strada del pieno successo tecnico e commerciale. La messa in produzione delle Asahi Pentax serie S (S1, S2 e S3) segnò anche un notevole aumento della produzione, in parallelo all’organizzazione di una vera rete commerciale mondiale. E’ in questo anno che nasce la collaborazione con Honeywell per la distribuzione negli Stati Uniti d’America, divisione Heiland del gigante dell’elettronica, e con l’Api di Firenze per l’Italia.. Proprio in quell’anno si ebbero anche altri due cambiamenti importanti. Il primo fu una ristrutturazione dal punto di vista produttivo che portò al passaggio da una modalità di produzione artigianale a quella industriale con notevole aumento dei livelli produttivi. Il secondo fu la creazione di una rete di distribuzione mondiale. Ecco quindi Heiland Pentax H2, Heiland Pentax H1 (in seguito Honeywell Pentax H1), Honeywell Pentax H3V (Asahi Pentax SV) e nel 1963 la H1a (S1a).Dal punto di vista tecnico, la successiva evoluzione riguardava l’esposizione. Alla fine degli anni cinquanta, la Asahi Optical sviluppò un esposimetro al CdS (solfuro di cadmio) applicabile sul pentaprisma ed accoppiato alla ghiera dei tempi dei modelli S1a e SV. I precedenti modelli S1, S2 ed S3 potevano essere aggiornati per accettare l’esposimetro semplicemente sostituendo la ghiera dei tempi con una dotata dell’apposita scanalatura, operazione che poteva essere compiuta dall’utente in circa un minuto. Però la Minolta SR-7 (1962) fu la prima reflex già dotata di esposimetro al solfuro di cadmio (CdS), con cellula posta all’esterno della macchina.
La prima macchina TTL stop-down e la prima a priorità dei diaframmi
Lo sviluppo successivo si ebbe nel 1960, quando alla Photokina l’Asahi Optical mostrò un prototipo che misurava l’esposizione attraverso l’obiettivo (in seguito definita TTL); i vantaggi di questo sistema suscitarono grande interesse nel pubblico: la lettura dell’esposimetro si adattava spontaneamente sia all’area inquadrata dagli obiettivi che alla presenza dei filtri. La fotocamera era chiamata Spot-Matic e fece sensazione. Il nome Spot-Matic della fotocamera sottolineava che la lettura della luce era limitata ad una stretta area centrale: l’esposimetro disponeva di due cellule al Solfuro di Cadmio e leggeva un’area di 3 gradi al centro dello schermo sul soggetto a fuoco con l’obiettivo standard da 50mm. Con questo progetto, Pentax introduceva altri due capisaldi della reflex moderna: l’esposimetro TTL stop-down e la lettura Spot. Ad onor del vero il sistema TTL era già stato introdotto, sempre nel 1960, dalla microcamera tedesca Mec 16 SB che però era rimasta sconosciuta alla maggior parte delle persone. Seguendo la consuetudine di non introdurre sul mercato innovazioni che non fossero state ben testate in tutte le possibili condizioni, la ridenominata Spotmatic di serie non venne messa in vendita fino all’inizio del 1964, l’anno delle olimpiadi di Tokyo e pertanto fu anticipata dalle Topcon Super D e RE Super dotate della stessa funzionalità. Ampiamente riprogettata, la nuova fotocamera aveva un esposimetro a lettura media con cellule nel pentaprisma (altra soluzione poi adottata da tutti i costruttori), che dava risultati più affidabili di quelli dell’originale versione spot, soprattutto con gli utenti meno esperti. Ancora più elegante e affidabile dei modelli che l’avevano preceduta, la Spotmatic fu prodotta in milioni di esemplari nella nuova e modernissima fabbrica di Mashiko fino al 1975. La Spotmatic aveva l’innesto a vite 42x1 degli obiettivi, l’otturatore a tendina con velocità da un secondo ad un millesimo oltre la posa B, le sincronizzazioni FX e P, l’esposimetro con fotocellula al CdS alimentato da batterie PX400 da 1.35 volt e lettura in stop down anche se consentiva di focheggiare alla mmassima apertura in quanto il diaframma si chiudeva durante lo scatto e poi si riapriva (azionando l’esposimetro, il diaframma si chiudeva all’apertura impostata per effettuare la misurazione). Nello stesso stabilimento si producevano in quantità crescenti anche i rinomati obiettivi Takumar a vite, la cui indiscussa qualità contribuì in modo determinante alla reputazione di Pentax. La seconda metà degli anni sessanta rappresenta veramente l’epoca d’oro della Spotmatic, quando la Asahi era il primo costruttore di reflex al mondo con una produzione compresa fra le 35.000 e le 40.000 unità mensili, quanto Canon e Nikon messe insieme. Le reflex Asahi Pentax erano un vero e proprio fenomeno di costume. I fotografi più in voga fra le star di Hollywood (come Eve Arnold), nella moda (come David Bailey) e nel glamour (come Sam Haskins) passavano a Pentax e perfino i Beatles fotografavano e si facevano ritrarre con le reflex Asahi Pentax. Nel 1971 arrivò la Asahi Pentax Spotmatic II, come la precedente ma con la sensibilita fino a 3200 ASA.
Di pari passo procedeva l’evoluzione tecnica. Nel 1966 la Asahi Optical aveva prodotto un milione di reflex dalla prima Asahiflex del 1952, bastarono altri tre anni e nel 1969 vennero raggiunti i due milioni, tanta fu la popolarità della Pentax. Alla Photokina 1968 venne aperta una nuova strada, con la professionale Pentax 6x7. La Asahi Pentax 6x7 è la prima reflex di formato 6x7 al mondo. Sembrava una gigantesca reflex 35 mm e manteneva, per quanto possibile, facilità e rapidità operativa. Disponeva di pentaprisma intercambiabile, innesto obiettivi a baionetta ed otturatore a controllo elettronico. La 6x7 venne ben presto dotata di un ricco corredo di obiettivi ed accessori di eccezionale qualità. Unico neo della 6x7 è la mancanza di magazzini intercambiabili. Poteva accettare tanto pellicole a rullo formato 120 che 220 e fu un immediato successo, soprattutto tra i paesaggisti e i fotografi di moda, che finalmente potevano avere sul campo una qualità da studio.
Tra i molti prototipi visti negli anni sessanta, spiccano le prime reflex dotate di automatismo a priorità dei diaframmi (Metalica II) e dei tempi (Memorica). Infine, nel 1971 venne posta in vendita la prima reflex al mondo capace di lavorare a priorità di diaframma con tutti gli obiettivi: la Electro Spotmatic. Fu un’altra fotocamera Pentax che cambiò per sempre la fotografia reflex.
Il trattamento antiriflesso degli obiettivi e la baionetta K
Quello stesso anno 1971 vide un’altra innovazione fondamentale: il trattamento multistrato per le ottiche Takumar denominato SMC (Super-Multi-Coated). Messo a punto da Pentax sviluppando una tecnologia brevettata acquisita dalla californiana OCLI, il trattamento SMC era in grado di abbattere i riflessi indesiderati su ogni superfice aria-vetro dal normale 7% allo 0,2%, con un eccezionale miglioramento della resa degli obiettivi nel controluce. Da allora, Pentax è rimasta leader mondiale nei trattamenti delle superfici ottiche. Pochi mesi dopo un procedimento simile è applicato anche dalla Carl Zeiss.
Nonostante l’enfasi per il trattamento antiriflettente degli obiettivi, vi fu una certa delusione del pubblico perché le fotocamere Pentax eseguivano ancora la lettura esposimetrica stop-down (cioè col diaframma chiuso sull’effettivo valore di lavoro) mentre la concorrenza più qualificata disponeva già di apparecchi con misurazione a tutta apertura.
La risposta della Pentax arrivò sul finire del 1971 con la Asahi Pentax ES, che proponeva, oltre alla lettura a tutta apertura, anche l’esposizione automatica a priorità dei diaframmi. Il significato ufficiale attribuito dalla Pentax alla sigla ES non fu Electro Spotmatic, come verrebbe logico pensare, bensì Electronic Shutter, in riferimento all’innovativo otturatore a tempi continui di cui l’apparecchio era dotato.
Negli anni ‘70 l’innesto a vite 42x1 aveva raggiunto l’apice della sua evoluzione, ma poneva molte limitazioni (sostituzione lenta degli obiettivi, difficile comunicazione con l’esposimetro) e, all’inizio degli anni settanta, nemmeno la lettura a tutta apertura della SPF o l’esposizione automatica a priorità dei diaframmi della ES fecero riguadagnare del tutto le quote di mercato perse a favore della concorrenza.
Alla Photokina del 1973 c’era la Asahi Pentax Spotmatic F, Asahi Pentax ES-II ed Asahi Pentax SP1000, solo innesto a vite. Il passaggio alla baionetta era stato preparato da tempo ma era stato rimandato più volte in attesa e, alla fine, un inevitabile declino. Quindi era arrivato il momento di cambiare: nella primavera del 1975 la Asahi Optical Co. presentò una gamma completa di reflex ed obiettivi con nuovo innesto denominato baionetta K. La baionetta K originale era di tipo completamente meccanico, come tutte quelle dell’epoca, ed era costituita da un solido innesto metallico con dispositivo di blocco/sblocco rapido, un riferimento di allineamento, un simulatore di diaframma per la lettura esposimetrica a tutta apertura e un attuatore di stop-down per la chiusura del diaframma al momento dello scatto (valore effettivo del diaframma impostato sulla ghiera dell’obiettivo). In questo funzionamento, l’attuatore dello stop-down lascia semplicemente libero il diaframma, mentre il valore di chiusura effettivo è impostato manualmente sull’apposita ghiera di cui ogni obiettivo è dotato. In alcuni rari casi di obiettivi a diaframma manuale (lettura esposimetrica stop-down), il simulatore del diaframma è rimpiazzato da un riferimento fisso in posizione di apertura minima, per informare la fotocamera che in fase di esposizione l’apertura dell’obiettivo rimarrà la stessa della misurazione esposimetrica. Questa baionetta consente tanto la priorità dei diaframmi che l’esposizione manuale. Gli obiettivi dotati della baionetta K originale sono tutti quelli di serie K e quelli di serie M.
Nel 1975 vennero lanciati tre nuovi modelli (K2, KX e KM) dotati di questa baionetta K. L’ammiraglia della serie K è l’Asahi Pentax K2 è una macchina sofisticata e completa, della fine del 1975, segna un ulteriore passo verso il settore professionale. L’esposimetro delle K2 faceva affidamento sulle moderne cellule SPD (Silicon Photo Diode), molto più veloci di quelle al CdS come risposta alle variazioni di luce, aspetto importante soprattutto in una fotocamera ad esposizione anche automatica, nuovo otturatore Seiko MF, a dieci lamelle metalliche a scorrimento verticale, e l’alimentazione tramite due pile da 1,5V all’ossido d’argento. La Asahi Pentax KX invece alcune differenze del mirino e l’esposizione. La Asahi Pentax KM è una perfetta trasposizione della Spotmatic F nella serie K. Nel 1976 venne introdotta la Asahi Pentax K1000, una lieve variante della KM. Le prime K1000 erano prodotte in Giappone come tutte le reflex Pentax dell’epoca, ma un paio di anni dopo la produzione venne spostata ad Hong Kong e più tardi nella Cina popolare, nell’evidente intento di contenere i costi. La K1000 è rimasta in produzione per oltre vent’anni. Nel 1976 è introdotta anche un’evoluzione della Pentax 6x7, la Pentax 6x7 MLU (Mirror Loch Up).
La Pentax 6x7 si usa allo stesso modo di una normale fotocamera 35mm e può essere caricata, come detto prima, con rulli da 120 e 220 per avere rispettivamente 10 o 20 scatti per un’area di 56mm x 70mm. Il passaggio dalla pellicola 120 a quella 220 si esegue spostando un piccolo selettore a lato della spalla destra della fotocamera e da un indicatore sul pressapellicola. La configurazione standard della fotocamera include l’obiettivo Super-Multi-Coated TAKUMAR/6×7 1:2.4 f=105 ed il mirino a pentaprisma rimovibileco il 90% del campo inquadarato, mentre con il pozzetto il campo dell’inquadratura è pari al 100% del fotogramma. Il tempo di sincronizzaone del flash di 1/30 di secondo costituisce una limitazione nell’uso del lampo come luce di riempimento in controluce. Esistono comunque due obbiettivi, un 90mm-f/2,8 ed un 165mm-f/4 che dispongono di un otturatore centrale e permettono di sincronizzare il flash fino a 1/500 di secondo. L’innesto per gli obiettivi è costituito da una doppia baionetta, una più interna con tre flange, ed una esterna da quattro flange disposte simmetricamente. Quest’ultima era prevista per l’uso con teleobiettivi più grandi e pesanti e consentiva al corpo di ruotare e bloccarsi in una qualsiasi delle quattro posizioni. Era previsto anche un pentaprisma con esposimetro TTL che includeva una ghiera dei tempi. Il pentaprisma con esposimetro ha la stessa copertura di quello senza esposimetro ed una misurazione ponderata al centro del 60%. Per avere l’accoppiamento con l’obietivo, il pentaprisma deve essere installato prima e poi l’obiettivo. La differenza fisica del pentaprisma con TTL rispetto a quello normale è il braccio di accoppiamento che si estende al selettore dei tempi sul tettuccio della macchina.
Era passato soltanto un anno dalla «rivoluzione K» quando, alla Photokina del 1976, la casa decise di abolire il nome Asahi e, da quel momento, in poi si sarebbero chiamate solo Pentax. E’ la presentazione della serie M con le Pentax ME ed MX, le più piccole reflex 35 mm. La Pentax MX venne subito identificata come «professionale», grazie al suo completo sistema di accessori rispetto alla quale era più moderna, maneggevole e versatile. Il mirino ha un «semaforo» di led per la lettura della corretta esposizione e dell’esposimetro di tipo GPD (Gallium Photo Diode). La Pentax ME invece é solo automatica, otturatore a lamelle con scorrimento verticale, controllato elettronicamente. Si trattava di una macchina facile e compatta. La ME era pensata per una fotografia spensierata, mentre la MX era una vera reflex professionale completamente accessoriabile (motore, winder, schermi di messa a fuoco, flash, ecc.). Più piccola e ben più versatile di una fotocamera a telemetro, la MX poteva contare su uno sterminato corredo ottico di eccezionale qualità. La MX è da molti considerata la più pratica ed elegante reflex di tutti i tempi, grazie all’insuperabile equilibrio tra design, concretezza e versatilità.
Nel 1978 un’altra novità fu la presentazione del sistema Auto 110, micro-reflex progettata intorno all’allora diffusa cartuccia 110. Questa minuscola reflex, insieme alla successiva Auto 110 Super del 1983, resta l’unica fotocamera 110 con obiettivi completamente intercambiabili. Il sistema comprendeva ben sette ottiche, due flash, il motore e svariati accessori minori.
Nel 1979 è rimpiazzata dalla più completa Pentax ME Super. I tempi in automatico fino ad 11-12 secondi e la possibilità di passare direttamente dal duemillesimo ai 4 secondi e viceversa. L’otturatore elettronico permetteva inoltre anche in assenza di pile: 1/1000, 1/125 e posa B. Rimase in produzione per ben otto anni. Si affiancano le Pentax MV ed MV-1 che adottano un mirino più semplificato.
Nel 1980, celebrando in grande stile i 60 anni di Asahi, venne introdotta la reflex più avanzata dell’epoca: la superprofessionale Pentax LX. Versatilissima, dotata di mirini intercambiabili, otturatore in titanio e lettura TTL anche durante l’esposizione (sistema Pentax IDM: Integrated Direct Metering), la LX spiccava per l’eccezionale capacità di lavorare anche a livelli di luce bassissimi (fino a -6,5EV, un traguardo ancora oggi insuperato). Questa eccezionale sensibilità, unita ad un otturatore capace di arrivare in automatico a parecchi minuti di esposizione, aprì nuove opportunità fotografiche nelle riprese a luce ambiente e nella tecnica di illuminazione «open flash». Il progetto della nuova ammiraglia Pentax partì contemporaneamente all’introduzione della baionetta K e la direzione fu affidata al responsabile del reparto ricerche e sviluppo della Asahi Opt. Co. Minoru Suzuki. Il concetto base fu quello di una macchina di impostazione tradizionale allo scopo di garantire la massima affidabilità: i mirini e gli schermi di messa a fuoco intercambiabili, l’otturatore controllato elettronicamente con tendine in titanio, la lettura esposimetrica TTL sul piano pellicola anche col flash, la tropicalizzazione del corpo macchina e tutti gli accessori professionali. La Pentax LX fu subito definita «il meglio della concorrenza». Anche nel settore professionale venne apprezzata moltissimo, soprattutto per il mirino luminosissimo e l’ottimo esposimetro, sotto certi aspetti ancora ineguagliato. Il mirino risulta eccezionalmente luminoso. L’esposimetro è un raffinato dispositivo a doppio sistema di lettura: prima dell’esposizione, una cellula al silicio posta in basso nel box specchio, riceve la luce deviata verso il basso; durante invece direttamente la stessa riflettività della pellicola. Notevolissima la sensibilità dell’esposimetro ai bassi livelli luminosi di -6,5 EV! L’otturatore è elettromeccanico con tendine in titanio a scorrimento orizzontale e fornisce una gamma di tempi da 1/2000 a 4 sec oltre alla posa B, con un tempo sincro flash a 1/75 di secondo. Lo specchio è trattato di 15 strati e il trascinamento è montato su cuscinetti a sfera per garantire la massima regolarità. Fortissimo la gamma di accessori: 8 mirini con correzione diottrica, 12 schermi di messa a fuoco, winder e motore da 5 fps anche con comando a distanza, telecomando a raggi infrarossi, dorsi datario (Dial Data LX) e dati (Watch Data LX) ed una nutritissima serie di accessori per riproduzione e macrofotografia fanno del sistema LX un sistema professionale veramente completo che non ha nulla da invidiare ai migliori concorrenti dell’epoca. Insieme alla LX venne presentata la prima serie di obiettivi «Star», che grazie all’impiego di speciali vetri ED e/o lenti asferiche garantiva elevata luminosità e prestazioni al massimo livello, per confrontarsi senza complessi coi massimi nomi dell’ottica mondiale. La reputazione di Pentax raggiunse l’apice.
Dal 1982 al 1985 (secondo altri dal 1981 al 1984) è stata prodotta la Pentax MG. Alcune fonti dicono che ne sono stati realizzati circa mezzo milione. Si tratta di una fotocamera solo con priorità di diaframma senza la correzione manuale. Il tempo sincro di 1/100 di secondo e la posa B sono le opzioni meccaniche. Quindi non molto in termini di controllo manuale. Per correggere l’esposizione occorre intervenire sul correttore d’esposizione, che praticamente è la ghiera della sensibilità dell’esposimetro. Essa era un’evoluzione a basso costo della Pentax ME e in qualche modo sostituiva la Pentax MV-1. Fatta eccezione per l’indicazione dei tempi di scatto nel mirino, questa macchina è molto simile nelle specifiche alla Pentax MV-1.
L’autofocus nelle reflex ha una storia lunga e travagliata: i primi studi noti risalgono addirittura all’inizio degli anni ‘60. Negli anni ‘70 Leitz presentò un dispositivo chiamato Correfot. Nel 1971 vi fu un prototipo Nikon di obiettivo autofocus (un 80 mm con 15 lenti e 3Kg di peso!) mentre negli U.S.A. si vide un prototipo sviluppato congiuntamente da Honeywell ed Asahi. Alla Photokina del 1980 sia Canon che Ricoh presentarono mastodontici prototipi di analoghi obiettivi autofocus: zoom 35-70 per la prima e 50 mm per la seconda e, alla fine, Contax un prototipo. Risulta evidente che le principali case stavano investendo nella ricerca ma apparentemente nessuno aveva raggiunto una qualità e affidabilità sufficientemente elevata.
Nell’ottobre 1981 si ebbe un’ulteriore balzo tecnologico, con la presentazione al salone di Parigi della prima reflex autofocus di serie, la Pentax ME-F. Basata sull’apprezzata ME Super, la ME-F era dotata di circuiteria AF nel corpo fotocamera e motore di messa a fuoco nell’obiettivo, applicando un concetto che avrebbe avuto enorme fortuna molti anni dopo. Le dimensioni erano 87x73x76,5 mm e pesava 580g. Anche il consumo delle pile da 4 pile AAA da 1,5V era notevole. Alla baionetta K vennero aggiunti cinque contatti elettrici (baionetta Kf) per abilitare il funzionamento dell’esposimetro e del sensore AF nel corpo della fotocamera da parte dell’obiettivo e per far comandare il motore di messa a fuoco situato nell’obiettivo stesso. Con gli obiettivi non predisposti, la fotocamera dava comunque l’indicazione nel mirino della raggiunta messa a fuoco, proprio come fanno ancora oggi le più evolute reflex digitali. Purtroppo nei primi anni ottanta il mercato era ancora diffidente nei confronti degli automatismi più avanzati e la ME-F ebbe un buon successo, ma non straordinario.
Il passo successivo si ebbe nel 1983, con l’introduzione della reflex multimode Super A equipaggiata con una nuova serie di obiettivi predisposti per la priorità dei tempi e l’eposizione programmata. La Super A venne eletta «Fotocamera Europea dell’Anno». La Pentax Super A derivava dalla Pentax ME Super più della possibilità di esposizione automatica a priorità dei tempi da 1/2000 a 15 secondi e programmata. Includono indicazioni digitali tramite LCD nel mirino e con un piccolo LCD anche sulla calotta superiore. Unico vero neo è l’impossibilità di scattare senza pile. Nel febbraio del 1984 è affiancata una versione più economica Program A, sprovvista dell’automatismo a priorità dei tempi e del TTL flash. Se l’introduzione delle Program A non è stata un successo eclatante, la successiva Pentax A3 del 1985 fu un prevedibile fiasco. Gli eventi dimostrano che quando Pentax abbandona le proprie prerogative (compattezza e razionalità) per inseguire mode discutibili, il successo viene giustamente a mancare. La baionetta fu chiamata KA. Sei contatti elettrici furono aggiunti alla baionetta, sul lato inferiore opposto a quello già occupato nella baionetta Kf, per evitare incompatibilità fra le due baionette. Questi contatti trasmettono alla fotocamera l’apertura minima e il campo di variabilità delle aperture (codificato in passi di mezzo diaframma). Secondo George de Fockert, i contatti r1, r2 ed r3 trasmettono il numero di diaframmi disponibili, mentre la combinazione m1 ed m2 comunica l’apertura minima (f/16, f/22, f/32 o f/45). Questo tipo di codifica digitale è chiamato «gray code» ed applica lo stesso concetto utilizzato dal sistema DX per informare l’esposimetro sulla sensibilità della pellicola. Gli obiettivi serie A dispongono di una posizione aggiuntiva sulla ghiera dei diaframmi, marcata con la lettera A (auto), posta oltre il diaframma minimo. Portando la ghiera in posizione A, una sfera si solleva sulla baionetta dell’obiettivo, facendo contatto sulla fotocamera per informarla che deve leggere a tutta apertura e poi portare anche il diaframma al valore di chiusura esatto, tramite un adeguato movimento dell’attuatore stop-down. In questo caso è quindi la fotocamera e non l’obiettivo a regolare il valore del diaframma. A questo scopo, passando dalla baionetta K al tipo KA, Pentax ha modificato il funzionamento del meccanismo di stop-down negli obiettivi da progressivo (angolo di spostamento proporzionale al diametro del diaframma) a lineare (ogni stop richiede lo stesso spostamento angolare). Questa baionetta più evoluta consente anche la priorità dei tempi e l’esposizione programmata. Sono dotati di baionetta KA gli obiettivi serie A. La misurazione esposimetrica multizona non era disponibile nelle fotocamere serie A, tuttavia gli obiettivi serie A erano già predisposti per questa funzione. Ancora lo splendido modo Pentax di programmare l’evoluzione
La stessa tecnologia venne immediatamente applicata anche al medio formato, con la presentazione della Pentax 645, una reflex che spingeva ancora più avanti i concetti di maneggevolezza e velocità operativa in questo settore professionale. Il suo successo fu notevole e immediato. La nuova reflex Pentax di medio formato nasce a quindici anni della Pentax 6x7, la nuova fotocamera è presentata nel 1984 e abbraccia una filosofia completamente diversa. Per prima cosa l’aspetto è cubiforme, poi il formato dei fotogrammi è di «solo» 4,5x6 cm. Si chiama Pentax 645 ed è come reflex d’azione, da usare prevalentemente in esterni, magari con teleobiettivi per riprese sportive e caccia fotografica. Al contrario è meno adatta per le foto in studio in quanto non sono previsti ne mirini ne magazzini intercambiabili. La Pentax 645 gode di un discreto successo ed è mantenuta in produzione per oltre 13 anni, fino a quanto sul finire del 1997, è presentata la Pentax 645n e dotato di messa a fuoco automatica. La Pentax 645n si rivela un grande successo sia tecnico che commerciale, al punto che, per averla, occorre aspettare diversi mesi, la Pentax 645n vince il «Camera Gran Prix 1998» e, alla Photokina dell’anno 1998, si aggiudica anche entrambi i premi europei. Nel 1988 la Pentax 6x7 MLU è stata aggiornata con l’introduzione della nuova Pentax 67.
Pur avendo sempre prodotto soltanto fotocamere reflex, Pentax era ben consapevole che la massa degli utenti non desiderava impegnarsi troppo per fotografare. A questo punto della tecnologia decise che era arrivato il momento di un ingresso alla grande nel settore delle compatte. Dopo qualche esperimento con modelli interessanti ma senza eccessive aspirazioni, il gran colpo venne sferrato nel 1986, con la presentazione della prima compatta zoom al mondo, la Pentax Zoom 70. Ancora una volta, Pentax apriva una nuova era. Nella seconda metà degli anni ottanta, Pentax vantava una completissima gamma di fotocamere e obiettivi nei formati 110, 35mm, Pentax 645 e 6x7. Nessun altro fabbricante poteva dire altrettanto.
Sul finire del 1985 arriva la Pentax P30: è economica ma a favore dell’esposizione manuale in aggiunta al program. Un seguito nel 1988 con la Pentax P30n, seguita nel 1990 dalla Pentax P30t e, nel 1986, le è affiancata la P50. senza avere l’autofocus, per cui le reflex con messa a fuoco manuale cominciano ad essere relegate nella fascia economica e, dopo al successo travolgente della reflex autofocus Minolta 7000, i tecnici della Asahi Optical avevano l’arduo compito di scegliere tra riprendere il sistema AF. Alla fine venne scelta una soluzione intermedia con motore di messa a fuoco nel corpo macchina, mantenendo però l’innesto KA e quindi la compatibilità col recente passato, tradizionale riguardo della Asahi nei confronti della clientela: la baionetta KAF, dotata di accoppiamento AF tra corpo e obiettivo. Un contatto aggiuntivo trasmette dati da una memoria ROM in ogni obiettivo alla CPU della fotocamera usando un protocollo di trasmissione seriale proprietario. I dati trasmessi dall’innesto KAF sono: focale (utile per prevenire il mosso nelle foto a mano libera), diaframma effettivo di lavoro (variabile con la focale nel caso di zoom) e dimensioni dell’obiettivo per gestire l’illuminazione di soggetti a breve distanza tramite il flash incorporato senza proiettarvi zone d’ombra. La baionetta KAF mantiene tutte le prerogative dell’innesto KA. Sono dotati di baionetta KAF gli obiettivi serie F.
Le macchine autofocus
Presentata nel 1987, la prima reflex autofocus è la Pentax SFX: l’autofocus di nuova generazione, denominato SAFOX, è più veloce di quello Minolta ed è anche commutabile da singolo a continuo ed è dotato anche di illuminatore IR. Purtroppo però arriva con quasi due anni di ritardo alla Minolta Dynax 7000i, probabilmente la più azzeccata reflex autofocus della casa di Osaka.
Del 1988 le è affiancata la pentax SF7, che si presenta leggermente meno sofisticata dal lato autofocus e dotata di flash incorporato un po’ meno potente, ma stranamente fornita di motore di avanzamento più veloce (2,2 fotogrammi al secondo invece di 1,8). A solo due mesi di distanza la Pentax SFXn, con l’adozione di un otturatore fino a 1/4000 di secondo, e con l’auto bracketing.
Verso la fine del 1991 sono presentati Pentax Z-10, amatoriale e Pentax Z-1, semiprofessionale, con un design più lineare e soprattutto introduce un esposimetro multizonale a 6 settori: SAFOX II. La casa Pentax dei responsabili del marketing risolsero il problema: anno dopo anno ecco tantissimi modelli, molto simili. La soluzione però è scompiglio. Quindi nel 1993 arrivano la Pentax Z-20, la Pentax Z-20p e la Pentax Z-50p, nel 1994 la Pentax Z-1p, nel 1995 la Pentax Z-70 e la Pentax MZ-5; nel 1996 ecco la Pentax MZ-10, poi 1997 la Pentax MZ-50. Solo due anni dopo, nel 1999 abbiamo le Pentax MZ-3, MZ-5N e MZ-M e nel 2000 la Pentax MZ-7, nel 2001 la Pentax MZ-30, nel 2002 le Pentax MZ-6 e MZ-S, nel 2003 la Pentax MZ-60 e nel 2004 la Pentax ∗ist.
Le reflex serie Z (serie PZ negli Stati Uniti d’America) introducono la baionetta KAF2 e prevedono lo zoom motorizzato e elettronica di seconda generazione per la trasmissione dei dati. Ogni obiettivo informa la fotocamera anche riguardo la propria curva MTF (utile per ottenere le migliori prestazioni ottiche, quando possibile) e la distanza a cui si trova il soggetto (un altro primato Pentax, con vari anni di anticipo sui Nikon serie D). Due ulteriori contatti elettrici, stavolta all’interno del bocchettone, assicurano l’alimentazione del motore di zoomata nell’obiettivo. La compatibilità è ancora una volta salva tra i corpi Pentax e gli obiettivi originali, mentre qualche problemino si evidenzia con alcune ottiche universali e la loro elettronica evidentemente non del tutto compatibile. Sono dotati di innesto KAF2 i primi zoom serie FA (con motore di zoomata). Il mercato non apprezzò particolarmente il power zoom degli obiettivi FA, considerandolo un giochino costoso e poco utile. Per questo motivo, in occasione del lancio della fortunata serie di reflex compatte MZ e dei nuovi zoom FA a comando manuale, Pentax abbandona i motori di zoomata, presentando una baionetta KAF di seconda generazione. Le fotocamere che impiegano la baionetta KAF di seconda generazione sono MZ-7/ZX-7 (1999) e MZ-6/ZX-L (2001).
La reflex MZ-M a fuoco manuale (ZX-M negli Stati Uniti d’America), dispone della poco nota montatura di tipo KA2. Eliminando l’accoppiamento AF dalla baionetta KAF (o, se preferite, aggiungendo il contatto seriale alla vecchia baionetta KA), Pentax ha aggiornato la propria baionetta per reflex con messa a fuoco manuale con la nuova elettronica e le relative prestazioni. Si tratta di una mossa sensata e che non limita la fotocamera, dato che la MZ-M non potrebbe comunque usare l’autofocus. Non ci sono obiettivi serie A2, ma l’innesto KA2 è comunque compatibile con tutte le varianti K presentate dal 1975 al 1997. Sempre nel 1997, è presentato il primo obiettivo della nuova serie Limited: un 43mm f/1,9 extrapiatto (pancake) che presenta la vera focale ideale, come perfetta diagonale del fotogramma 24x36mm.
Con la presentazione della MZ-50 (ZX-50 negli Stati Uniti d’America), Pentax introduce ancora una diversa baionetta, una KAF semplificata, ma per ragioni commerciali decide di non adottare una denominazione specifica per tale innesto parzialmente compatibile col passato. Per ridurre i costi di produzione, la KAF semplificata è sprovvista di simulatore meccanico del diaframma, per cui la fotocamera non può venire informata su quanto verrà chiuso il diaframma nel corso dell’esposizione (a meno che non sia la fotocamera stessa a controllare il diaframma). Le fotocamere dotate di baionetta KAF «menomata» sono la MZ-50/ZX-50, la MZ-30/ZX-30, la MZ-60/ZX-60 e la ∗ist.
Nel 1998 la Pentax ha completato un rinnovamento sostanziale della propria gamma di reflex medio formato e ha tutte le carte in regola per rinverdire un successo che dura dal 1969. Pur essendo basate sulla meccanica di modelli preesistenti, la Pentax 645n e la Pentax 67 II rappresentavano quanto di più avanzato si potesse trovare per pellicola in rullo 120 e 220.
L’arrivo del digitale
Alla Photokina 2000, Pentax crea grande sensazione presentando la prima reflex digitale a pieno formato 24x36mm, con l’allora straordinaria risoluzione di 6 megapixel, più che doppia rispetto alla concorrenza dell’epoca. Si tratta del prototipo MR-52, ufficiosamente denominata MZ-D e in seguito nota anche come K-1. Purtroppo alcuni problemi di eccessivo consumo da parte del sensore fornito da terzi, unito ad un costo molto elevato e difficilmente proponibile sul mercato, consigliano di rinunciare all’affascinante progetto.
Siamo arrivati al 2003: ormai la rivoluzione digitale sta arrivando a compimento e niente sarà più come prima. Nell’industria fotografica sopravvive solo chi si converte rapidamente e con decisione. Pentax presenta una compatta reflex da 6 megapixel che interpreta al meglio la filosofia della casa, rivolta al settore del fotoamatore esigente. Dal punto di vista dell’apparecchio fotografico, la ∗istD surclassa le concorrenti del momento grazie all’ottimo mirino a pentaprisma in vetro da 0,95x e alla solida costruzione basata su una struttura in acciaio inox. Il prezzo abbordabile e la possibilità di usare gli obiettivi Pentax di tutte le generazioni portano al digitale la prima ondata di appassionati Pentax. Fedele alla sua tradizione la linea reflex digitale Pentax ha mantenuto la compatibilità con le lenti dotate di attacco tipo K e tramite anello adattatore con le ottiche con attacco a vite (M42) e con gli obiettivi dei sistemi Pentax 645 e Pentax 67.
Nel 2010, la divisione imaging di PENTAX è acquisita da Ricoh, confluendo poi in RICOH IMAGING COMPANY, LTD.
Riferimenti:
http://www.aohc.it/testi.php?id_testi=50&lingua=it
http://www.aohc.it/_old/selart18i.html
http://www.guidafotousato.it/4-STORIA_MARCHE/testi/Pentax.htm
https://www.Pentaxforums.com/articles/photo-articles/evolution-of-Pentax-k-mount.html
https://www.pentaxforums.com/forums/8-pentax-film-slr-discussion/418819-adventure-pentax-mg-forgotten-pentax.html
http://www.pentaxiani.it/forum/viewtopic.php?f=10&t=6525
http://www.photogallery.it/storia/ielettro.html
https://www.ricoh-imaging.it/it/storia.html
ciao