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Come capire se il gatto sta male

Introduzione

Il vostro gatto dorme spesso? Si comporta in modo diverso dal solito? Ecco spiegato in questo articolo come capire se il vostro gatto sta male. Amate il vostro gatto e vorreste sempre prenderv cura di lui a 360 gradi? Senza dubbio è così, visto che siete su questo sito e avete deciso di leggere questo articolo. Prendersi cura di un animale domestico significa occuparsi del suo benessere fisico e psicologico, oltre che sociale, garantendogli gli opportuni stimoli e le cure necessarie. Vi è mai capitato di avere l’impressione che il vostro amico felino non stesse attraversando un buon momento? Avete mai avuto il dubbio che avesse dolori o non stesse bene fisicamente? Se vi è capitato, vi sarte sentiti impotenti di fronte a una situazione molto difficile da comprendere, con il dubbio se portarlo o meno dal veterinario. I gatti sono animali molto comunicativi e quando hanno fame o desiderano attenzioni, non è difficile capirlo: si strusciano, miagolano e attirano l’attenzione in qualsiasi modo possibile, è impossibile non capirli in questi casi!
 
Questi sono solo alcuni esempi, ma la capacità di comprendere la comunicazione del gatto diventa fondamentale quando subentra un problema di salute. Come capire se il gatto sta male? Quali sono i sintomi di disagio e i campanelli di allarme di una malattia? In questo articolo tratteremo il tema molto importante dell’individuare precocemente i segnali che un gatto ci invia quando non si sente bene: riconoscere e cogliere questi segnali è fondamentale per intervenire immediatamente, sia che si tratti di un problema di poco conto o, al contrario, di un’emergenza.
 
Ecco quindi alcuni aspetti che potete notare, indicatori di un gatto che non sta bene.
 

Isolamento

Il gatto è un animale che ama prendersi i suoi spazi di tanto in tanto e non è inconsueto che ogni tanto si nasconda in qualche posto remoto della casa. Di per sé, infatti, il gatto non è un animale estremamente socievole ma è un animale che si adatta bene alla convivenza con l’uomo e altri animali. Ciò implica che, se il contatto con il padrone è frequente, si possa sviluppare un vero e proprio rapporto di amicizia e di fiducia.
 
Se quindi il gatto è abituato alla compagnia del padrone, si comporterà in modo tale da dimostrare affetto, come per esempio fare le feste strusciandosi e miagolando quando il padrone rientra a casa.
 
Se notiamo un cambiamento in questi comportamenti, e ci accorgiamo che il gatto sta troppo sulle sue, è il caso di iniziare a interrogarsi sul motivo. Se non ci sono stati particolari motivi di stress per il gatto, il fatto che si isoli e stia per ore o giorni isolato, può indicare un possibile problema di salute.
 
È bene in questo caso esaminarlo e sottoporlo all’attenzione del veterinario.
 

Il gatto non mangia

Se avete un gatto, saprete bene come possa essere difficile (almeno per alcuni di loro) assecondare i suoi gusti. Il gatto ha un palato «sopraffino» e questo lo porta a rifiutare facilmente il cibo, soprattutto se si cambia la marca o la tipologia. Può capitare, dunque, che se cambiamo marca di croccantini al gatto questo li rifiuti.
 
Bisogna però prestare attenzione a quando il rifiuto del cibo è generalizzato ed è tale da comportare un’assenza di alimentazione. Come noi umani quando non ci sentiamo bene fisicamente, infatti, anche il gatto può avvertire uno scarso senso di fame, proprio perché possono essere percepiti dolori o malessere.
 
Osservate quindi le abitudini alimentari del vostro gatto, se notate scarso appetito per più giorni, magari associato anche a una evidente perdita di peso, rivolgitevi al veterinario.
 
Lo specialista individuerà la possibile causa e vi consiglierà il modo migliore per intervenire.
 

Consumo eccessivo di acqua

Il gatto è un animale che beve poco. Questa è una sua caratteristica naturale data dal fatto che il suo organismo è in grado di assumere dal cibo i liquidi necessari al suo sostentamento.
 
Se osservate che il vostro gatto consuma molta acqua è un segnale da non sottovalutare e che può indicare un’eccessiva disidratazione dovuta a diverse possibili cause.
 
Ricordate che non sempre il bere molto per il gatto è sintomo di una malattia grave: per esempio, se è una giornata particolarmente calda, oppure se consuma solo cibo secco, senza l’umido, situazione in cui l’animale copre il suo fabbisogno di liquidi aumentando le dosi di acqua.
 
Se non sussistono però ragioni di questo tipo e il gatto continua a bere molto, una visita dal veterinario è raccomandata. Ci sono patologie come il diabete, l’ipertiroidismo o una malattia renale possono creare questo sintomo.
 

Attenzione allo stato del pelo

Il gatto è molto attento alla cura del suo pelo e trascorre molto tempo al giorno a leccarsi e a pulirsi. Per questo motivo, se osservate che il suo pelo appare trascurato, sporco e poco lucente, è il caso di tenere l’animale sotto controllo, può essere il segnale di un possibile malessere. Notate anche se il gatto si gratta molto o se la sua pelle non risulta bianca e pulita, in questi casi è possibile che abbia preso dei parassiti.
 
Se il pelo del gatto appare a mazzetti questo potrebbe indicare un leggero stato di disidratazione, tipico dei gatti con forme di insufficienza renale. Il pelo è così anche perché il gatto non si lecca e toeletta o perché obeso e pigro o perché ha dolore in bocca a causa di stomatiti o fauciti. Il pelo appare scolorito o con una strana tonalità rossiccia quando il gatto si lecca troppo magari a causa di un prurito causato da pulci o da dermatiti allergiche alimentari. Considerate, poi, che anche una saliva proveniente da una bocca piena di tartaro o con piorrea potrebbe donare al pelo un colore più rossiccio.
 
Spesso il pelo dei gatti presenta della forfora. In assenza di altri sintomi potrebbe semplicemente indicare una carenza di acidi grassi nella dieta. In questo caso il mantello, oltre alla forfora, si presenta anche secco, opaco e spento.
 
Se il pelo del gatto appare secco o opaco e non sono presenti altri segnali di disidratazione (le pliche cutanee che rimangono sollevate, l’occhio infossato), ecco che magari il problema è solamente un’alimentazione non adatta a quel gatto.
 
Un manto trascurato, con pelo opaco o arruffato, è comunque un segnale da non ignorare, perché spesso indica che il gatto ha smesso di pulirsi a causa del dolore. Gli occhi semichiusi, lo sguardo spento, le orecchie abbassate e la coda tenuta rigida o nascosta sotto il corpo sono altri sintomi di sofferenza del gatto. Lo stesso se il gatto tende ad assumere una posizione rannicchiata, con la schiena incurvata, le zampe raccolte sotto il corpo e la testa abbassata. Spesso evita di sdraiarsi completamente sul fianco o di allungarsi, preferendo restare immobile e contratto.
 
In tutti questi casi, prima di cimentarsi in rimedi «fai da te», sentire il parere di uno specialista è la cosa più giusta da fare.
 

Il naso del gatto è secco

Un naso secco nel gatto non è sempre un segno di malattia, ma diventa preoccupante se accompagnato da altri sintomi come letargia, scarso appetito, starnuti, difficoltà respiratorie o pelle screpolata, indicando potenzialmente febbre, disidratazione, infezioni o problemi dermatologici; in questi casi, consultate il veterinario per una diagnosi precisa, poiché il naso fresco e umido è spesso normale, ma un cambiamento improvviso richiede attenzione.
 

Osservare le feci

Può sembrare un po’ disgustoso, ma osservare le feci del vostro gatto può darvi molte informazioni sul suo stato di salute. Per esempio, una dissenteria con feci molli e scarsamente formate può indicare una difficoltà di assorbimento del cibo, mentre feci scure possono indicare presenza di sangue. Osservate anche ogni quanto il gatto si scarica, un’eccessiva stitichezza può essere la spia di un possibile problema di salute.
 
Allo stesso modo, un campanello di allarme deve scattare quando il gatto perde feci e urina fuori dalla lettiera (che non riguardano il comportamento del gatto maschio per marcare il territorio).
 
Se osservando le feci del gatto trovate dei chicchi di riso, oppure li vedete uscire dall’ano del gatto, fate attenzione perché si tratta di tenia. La tenia nel gatto è un parassita molto frequente tra i felini: appartenente alla classe dei Cestodi, possiede una struttura vermiforme dal colore bianco che vira verso il crema, con una lunghezza che può raggiungere anche i 60 centimetri. Le tipologie più diffuse sono Dipylidium canium e la Taenia taeniaeformis: in quanto parassiti, necessitano di un ospite intermedio e di uno finale. La tenia Dipylidium canium solitamente utilizza le pulci come ospite intermedio, mentre il gatto diventa ospite finale, ingerendole durante la pulizia quotidiana. Nel caso della Taenia taeniaeformis, l’ospite intermedio è il roditore di campagna, il classico topolino cacciato dal felino nelle zone più rurali, che può diventare pasto e quindi trasmettere il parassita al gatto. L’ingerimento delle pulci o del topolino permette quindi tenia di accedere e attaccarsi all’intestino del felino con dei piccoli ganci; questa raggiunge l’età adulta in poche settimane (la testa, detta scolice, che serve ad ancorarsi alla mucosa intestinale), quindi depone le uova in sacche (dette proglottidi), in grado di unirsi tra loro e formare il corpo del parassita. Quando sono pronte si staccano e vengono rilasciate nell’ambiente tramite le feci del felino, visibili a occhio nudo come piccoli chicchi di riso o semi di miglio. Seccandosi permettono la fuoriuscita delle uova, che verranno ingurgitate dalle pulci, e di conseguenza dal gatto, permettendo che il ciclo vitale del parassita continui. Tendenzialmente i sintomi sono blandi, ma si potrà notare un dimagrimento, con diarrea e vomito alternata a costipazione, debolezza generale, pelo opaco e arruffato, e prurito nella zona anale, dove il gatto cercherà di porre rimedio leccandosi.
 

Come fare un’iniezione sottocutanea

Per effettuare correttamente la puntura sottocute al vostro gatto, per prima cosa preparate: una siringa, sempre sterile e del dosaggio giusto (1mL, 2.5mL, 5mL), il flacone del farmaco e una persona in aiuto se il vostro gatto non è molto collaborativo.
 
  • disinfettare la zona dove sarà fatta l’iniezione
  • prelevate la dose di farmaco dal flacone, assicurandovi che nella siringa non ci siano bolle d’aria
  • con indice e pollice alzate una plica di pelle a livello del collo/scapole, così da avere un triangolo di cute ben visibile
  • posizionate la siringa parallela alla cute, l’ago dovrà penetrare nel triangolo di pelle che avete tra le dita. Se l’ago fa resistenza a entrare non abbiate paura; la cute dei gatti spesso è molto dura
  • una volta che l’ago è entrato, rilasciate la cute e premete lo stantuffo per iniettare il farmaco e poi sfilate l’ago
 
La disinfezione dell’area è importante (ma se l’iniezione è urgente e se proprio non avete a disposizione il flacone con il disinfettante...) e inoltre è buona abitudine massaggiare la zona dove è stata fatta l’iniezione. Siate tranquilli, non è difficile... Tenente in mente che con quella iniezione gli state salvando la vita e quindi dovete per forza riuscirci.
 
 
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Iniezione sottocutanea – Foto–1
 
 
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Iniezione sottocutanea – Foto–2
 
 
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Iniezione sottocutanea – Foto–3
 
 
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Iniezione sottocutanea – Foto–4
 
 
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Iniezione sottocutanea – Foto–5
 

Problemi comuni agli occhi del gatto

La congiuntivite è uno dei più comuni disturbi che affliggono l’apparato oculare del gatto e che si manifesta con infiammazione della membrana mucosa esterna, quella che riveste l’occhio e può causare arrossamento, gonfiore, secrezioni e renderla visibile. Il colore dell’angolo dell’occhio di un gatto, in particolare la membrana rosa o biancastra nell’angolo interno vicino al naso, è solitamente rosa pallido o bianco. Questa struttura è nota come la «terza palpebra» o membrana nittitante ed è una sottile piega di tessuto che copre e protegge l’occhio, mantenendolo umido. In circostanze normali, si vede a malapena o è solo una piccola striscia rosa/bianca, ma se la membrana cambia colore o è insolitamente visibile, potrebbe indicare un problema di salute, come ad esempio congiuntivite o un’altra irritazione o, se copre anche parte dell’occhio, è un segno aspecifico di malessere, dolore o infezione delle vie respiratorie superiori. Le cause scatenanti sono soprattutto di natura virale e da Mycoplasma. Anche se nella maggior parte dei casi l’evoluzione del decorso è benigna, è possibile che si sviluppi leucemia felina.
 
Il glaucoma nel gatto può rapidamente portare alla perdita della vista. Per questo motivo, è importante sapere come individuarlo precocemente: l’occhio appare annebbiato (aspetto bluastro dell’occhio, cornea opaca), le pupille sono dilatate, l’occhio o la congiuntiva sono arrossati, il gatto reagisce alla luce chiudendo l’occhio (blefarospasmo). Questa patologia è innescata dall’aumento della pressione dell’occhio (che può essere causta dall’accumolo di umor acqueo o da infezioni causate da lesioni/penetrazione di un corpo estraneo o da lussazioni del cristallino o da altre malattie come la peritonite infettiva felina (FIP), la leucemia felina (FeLV), la toxoplasmosi o melanoma), che provoca dolore e calo della vista. Nel gatto Siamese è stato identificato un difetto genetico che può portare al glaucoma.
 
Pulire gli occhi al gatto è necessario in quanto si tratta di organi sensibili che richiedono accortezza. Bisogna procedere con estrema cautela evitando di usare detergenti aggressivi e cotton fioc o batuffoli di cotone idrofilo. L’acqua borica o la stessa camomilla sono sì dei rimedi casalinghi «naturali», ma l’acido borico potrebbe essere troppo concentrato e la camomilla potrebbe contenere residui della pianta e quindi irritare, invece di portare sollievo, causando agli occhi del vostro gatto una fastidiosa infiammazione. Per pulire gli occhi del gatto immergete un panno di cotone o un dischetto con soluzione fisiologica o acqua distillata o bollita e raffreddata, strizzatelo delicatamente, passate delicatamente il panno intorno agli occhi (togliendo dal pelo eventuali resti di secrezione e crosticine) e pulite la sporcizia da ciascun angolo dell’occhio. Inoltre detergete gli occhi ogni volta che notate una secrezione per mantenerli sani. Per togliere le croste dagli occhi del gatto asciugate le secrezioni, pulite l’occhio con acqua distillata o con acqua tiepida precedentemente bollita procedendo dall’interno verso l’esterno. Le crosticine nere intorno agli occhi e sulle ciglia del gatto si possono formare se siamo davanti ad una infezione o malattia che colpisce gli occhi stessi; la più comune e meno grave è la congiuntivite, ma non dobbiamo sottovalutare la possibilità di un’ulcera corneale, che può richiedere l’uso di antibiotici o una piccola operazione chirurgica, e la blefarite, ovvero l’infiammazione delle palpebre.
 

Problemi comuni alle orecchie del gatto

Le orecchie si infiammano spesso quando sono infestate dagli acari. Può succedere anche per via di una allergia oppure perché irritati a causa del vento e di vapori chimici: in tutti questi casi, il vostro micio per reazione si gratterà l’area intorno a occhi e/o orecchie.
 
Di solito non è necessario pulire le orecchie del gatto. Dovrete farlo con un prodotto specifico se sono molto sporche, in presenza di acari o perché consigliato dal veterinario. Procedete con estrema cautela evitando di usare i cotton fioc e i detergenti aggressivi, che possono causare danni all’orecchio interno oltre che spingere in profondità sporco e batteri. Se ci fosse del cerume, questo potrebbe indurirsi trasformandosi in un pericoloso tappo subito a ridosso del timpano, causando infiammazioni e persino perdita dell’udito. Per pulire le orecchie occorre inumidire leggermente un panno privo di pelucchi (per esempio di cotone) con acqua tiepida (precedentemente bollita) e con questo pulite lentamente e con delicatezza il padiglione auricolare con movimenti dall’interno verso l’esterno (il liquido non deve penetrare nell’orecchio interno) sollevando delicatamente con l’altra mano la parte superiore dell’orecchio. Esercitate solo una leggerissima pressione, eviterete così di fargli male o di ferirlo e non introdurre alcun oggetto (per esempio cotton fioc o fazzoletti arrotolati) nell’orecchio!
 

La vostra gatta ha delle perdite vaginali di pus

Se osservate delle perdite vaginali di pus dalla vostra gatta purtroppo molto probabilmente c’è una infezione batterica dell’utero che si chiama «Piometra» e che si verifica nelle gatte femmine non sterilizzate. Si tratta di un’emergenza medica che richiede un intervento veterinario immediato.
 
La piometra, termine che deriva dal greco «πύον (pus)» e «μήτρα (utero)», come accennato in precedenza, è causata da un’infezione batterica dell’utero. I cambiamenti ormonali che si verificano durante il ciclo di calore, in particolare l’aumento dei livelli di progesterone, creano un ambiente favorevole alla proliferazione batterica. Non sono solo gli ormoni a giocare un ruolo in questo processo: anche altri fattori possono favorire la piometra nelle gatte, tra di essi ricordiamo le cisti ovariche e altre patologie uterine come l’iperplasia endometriale (vale a dire una crescita eccessiva delle cellule ghiandolari dell’endometrio). A seconda del tipo di infiammazione che si sviluppa all’interno dell’utero della gatta, la piometra può diventare evidente attraverso le secrezioni. Nello specifico, abbiamo due tipi di infiammazione uterina:
 
  • Se c’è fuoriuscita di pus dalla vulva, si tratta della cosiddetta piometra aperta; in questo caso i sintomi sono generalmente più lievi.
  • Se invece la cervice si chiude e il pus non può più defluire, si parla di piometra chiusa. L’infiammazione in questo caso è peggiore e c’è il concreto rischio di lacerazione della parete uterina. In questo caso la piometra nel gatto è un’assoluta emergenza.
 
I sintomi tipici dell’infiammazione uterina nelle gatte includono: debolezza, inappetenza o anoressia felina, febbre (sopra i 39°C), ritmo cardiaco accelerato (tachicardia), dolore. Se sospettate che la vostra gatta abbia un’infezione uterina, la cosa migliore da fare è portarla immediatamente dal tuo veterinario di fiducia. Prima lo fate, prima potrete aiutare la vostra micia e prevenire eventuali complicazioni, anche gravi. Se non viene opportunamente trattata, infatti, questa patologia compromette seriamente il quadro di salute delle povere gatte che ne sono affette. Il peggioramento progressivo dell’infiammazione può portare ad una lacerazione della parete uterina e, conseguentemente, ad una infezione di origine batterica del sangue nota con il nome di sepsi. Il rischio, se si trascura questa condizione, è uno shock settico che può facilmente rivelarsi mortale per la povera gatta.
 

Il gatto ha la gastroenterite virale

In caso di gastroenteriti senza una causa specifica, si tratta spesso di episodi su base alimentare, tendenzialmente autolimitanti; tuttavia, in alcuni casi siamo di fronte alla gastroenterite virale.
 
La gastroenterite virale nel gatto è una malattia grave e molto contagiosa, spesso causata dal parvovirus felino (FPV), noto anche come panleucopenia felina, che provoca infiammazione intestinale (tende a infettare le cellule ad alto grado di divisione, in particolare quelle dell’epitelio intestinale, quelle del midollo osseo e quelle staminali del feto in via di sviluppo), vomito, diarrea, debolezza e può essere mortale, specialmente nei gattini; la diagnosi si basa su sintomi, esami del sangue (per verificare la leucopenia, cioè una condizione in cui il numero di globuli bianchi, i leucociti prodotti dal midollo osseo, nel sangue è inferiore alla norma che non sono in grado di contrastare la setticemia, infezione batterica dovuta soprattuto a batteri Gram negativi), e test rapidi, mentre la terapia è di supporto (fluidi, antiemetici, ecc.) e la prevenzione si basa sulla vaccinazione e buone pratiche igieniche. Contattare immediatamente il veterinario se si sospetta gastroenterite virale, specialmente nei gattini. La tempestività è cruciale. Quando il virus della gastroenterite del gatto ha infettato l’animale questo comincia a replicarsi nei gangli linfatici dopodiché si diffonde nel sangue.
 
Sintomi comuni: Vomito e diarrea (spesso con sangue); febbre, malessere generale, debolezza perdita di appetito (anoressia); disidratazione; Depressione.
 
Trasmissione: contatto diretto tra gatti; ontatto indiretto tramite oggetti contaminati (feci, saliva, urine) o insetti.
 
Trattamento (purtroppo c’è solo la terapia di supporto in quanto non esiste una cura diretta per uccidere il virus, il trattamento mira a sostenere il gatto finché il suo sistema immunitario reagisce): fluidoterapia per contrastare la disidratazione; farmaci antiemetici (contro il vomito) e antiparassitari (se necessari); supporto nutrizionale con una dieta facilmente digeribile; farmaci per stimolare la produzione dei globuli bianchi.
 
Prevenzione: la vaccinazione è fondamentale, anche per gatti che vivono dentro casa, tramite protocolli specifici (due dosi iniziali più richiami) e una igiene rigorosa ccon isolamento dei gatti malati.
 
Questo è un virus ad alta contagiosità, in grado di resistere per periodo particolarmente lunghi negli ambienti esterni al corpo del gatto, se questi sono particolarmente adatti, la sua sopravvivenza fuori dall’ospite può arrivare all’anno. Le possibilità di infezione sono piuttosto elevate appunto perché il virus che causa la panleucopenia felina è resistente negli ambienti esterni e sugli oggetti sui quali si deposita.
 

Il gatto ha la peritonite felina

La Peritonite Infettiva Felina, conosciuta anche con l’acronimo FIP (Feline Infectious Peritonitis), è una patologia che colpisce i gatti e in generale tutte le specie di origine felina. Causata da un ceppo del coronavirus felino (FCoV), è tra le più frequenti forme di infezione nei gatti, ed è spesso letale. Il coronavirus non è trasmissibile alle persone o ad altre specie di animali domestici, si trasmette da gatto a gatto tramite contatto oro-fecale, attraverso secrezioni orali, oppure, più raramente, da mamma gatta ai suoi gattini. L’infezione da coronavirus è piuttosto comune nei gatti, in quelli domestici ma in particolar modo in quelli che vivono in grandi gruppi (ad esempio nelle colonie feline).
 
Nella maggior parte dei casi questa patologia non rappresenta un problema serio: il FCoV viene attaccato dal sistema immunitario del gatto e il virus viene così debellato, causando al nostro amico a quattro zampe solo qualche piccolo effetto collaterale, ad esempio una lieve diarrea. In alcuni casi però il virus, una volta entrato nell’organismo del gatto, subisce una mutazione che causa la FIP. Il virus si diffonde oltre che nell’intestino anche negli altri organi interni, danneggiandoli in maniera irreparabile e portando il gatto inesorabilmente alla morte. Sebbene tutti i gatti siano potenzialmente a rischio, quelli che hanno più probabilità di contrarre la FIP sono i gatti con il sistema immunitario più debole, quelli con altre patologie come la FIV (AIDS felino) oppure la FeLV (leucemia felina), i gatti anziani e i cuccioli.
 
I sintomi della FIP possono variare in base alla forma di FIP contratta dal gatto, ma generalmente si possono riscontrare: forte dimagrimento/deperimento, anemia, febbre, diarrea, vomito, pelo arruffato e poco lucido, tosse, iperlacrimazione, raffreddore, depressione, uveite (infiammazione delle strutture interne dell’occhio: iride, corpo ciliare, coroide).
 
La FIP si può sviluppare in due forme differenti: La FIP effusiva, detta anche FIP umida, è la forma più diffusa e più grave della malattia; il virus compromette i vasi sanguigni al punto che parte dei fluidi che contengono fuoriesce, andando ad invadere la cavità addominale o quella toracica; nel primo caso il gatto presenta un importante rigonfiamento dell’addome, mentre nel secondo accusa difficoltà respiratorie. La FIP non effusiva, chiamata anche FIP secca, è caratterizzata dalla formazione di granulomi che, a seconda della zona in cui sono posizionati, causano sintomi differenti. Generalmente però si possono notare nel gatto febbre, perdita dell’appetito con conseguente rapido dimagrimento e diminuzione della lucentezza del pelo.
 
La FIP è una malattia difficile da diagnosticare perché non esiste un vero e proprio test che riesca a confermare la positività del gatto alla malattia. Esiste infatti solamente un esame che permette di capire se il gatto è entrato in contatto con il virus FCoV, ma questo non conferma la presenza della FIP. Al momento non è disponibile nemmeno un vaccino che permetta di evitare il contagio. In caso di ipotesi di FIP, il veterinario innanzitutto visita il gatto ed esamina la sua storia clinica (età, contesto in cui vive, abitudini). Successivamente valuta gli esami da eseguire per escludere altre patologie ed eventualmente confermare la diagnosi. Nessun trattamento consente al gatto di guarire dalla FIP, ma è necessario eseguire dei controlli periodici per evitare l’insorgenza di altre patologie gravi e per valutare il corretto trattamento farmacologico che permetta di limitare la sofferenza dell’animale. L’aspettativa di vita di un gatto con la FIP cambia a seconda della tipologia di malattia: in caso di FIP umida nella maggior parte dei casi il gatto non supera i due mesi dalla comparsa dei primi sintomi, mentre in caso di FIP secca il gatto colpito vive generalmente più a lungo. La FIP è una malattia incurabile, ma è possibile adottare una corretta prevenzione per diminuire le possibilità di contagio. È opportuno ad esempio pulire spesso la lettiera, disinfettandola periodicamente con prodotti specifici. Per lo stesso motivo è bene avere una buona routine di pulizia della casa, soprattutto in presenza di più gatti. Come precedentemente accennato, un gatto sano e ben curato ha meno possibilità di contrarre la FIP. Per questo motivo è fondamentale recarsi periodicamente dal veterinario per effettuare dei controlli e sottoporre il gatto a tutte le vaccinazioni consigliate dal medico che lo ha in cura.
 

Il gatto ha la cistite felina

La cistite può rappresentare un problema mediamente frequente nell’esistenza del gatto, pronta a manifestarsi con difficoltà a urinare, miagolii e lamenti durante la minzione, nonché eventuale presenza di sangue nella lettiera. Considerato come l’apparato urinario del felino sia molto delicato, soprattutto in presenza di animali sterilizzati, è bene monitorare il comportamento del gatto e riferire tempestivamente quanto osservato al veterinario, affinché possa essere intrapreso il migliore percorso di guarigione.
 
La cistite è un’infiammazione della vescica e dell’uretra del gatto, capace di rendere la minzione molto dolorosa o, nei casi più gravi, di impedire completamente al gatto di urinare. Fortunatamente, per noi che abbiamo come amico un gatto è abbastanza semplice riconoscere la presenza di questo problemaa, poiché vi sono comportamenti e sintomi facilmente identificabili. Innanzitutto, il gatto potrebbe miagolare nervosamente durante l’uso della lettiera, un segnale associato al dolore nel tentativo di emettere l’urina. Ancora, il gatto potrebbe rifiutarsi di usare la lettiera stessa, poiché associata al disagio fisico, quindi incominciare a leccarsi compulsivamente l’area dei genitali. Non ultimo, soprattutto nei gatti maschi sterilizzati, la cistite potrebbe presentarsi anche sotto forma di tracce di sangue nell’urina, rilevabili al momento della pulizia della sabbietta.
 
 
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FLUTD-e-FUS - disturbo utinario – Foto–6
 
Le cause del disturbo sono le più svariate, a partire dall’alimentazione, come un’alimentazione non equilibrata, o composta da cibi di scarsa qualità. Questa condizione può causare infiammazione dell'intero tratto urinario e, nei casi più complessi, può incentivare la formazione di pericolosi calcoli. Ancora, la cistite può essere dovuta a infezioni batteriche, non solo dell’uretra e dei reni, ma anche a livello intestinale, o per stress.
 
Molto più raramente, il disturbo può essere conseguenza di altre infezioni sistemiche, come FIV e FeLV, nonché sintomo di alcuni tumori.
 
Rilevati i primi sintomi della cistite, dovete avvisare il veterinario, provvedendo con celerità qualora il gatto non riuscisse minimamente a svuotare la vescica. Lo specialista procederà con alcune indagini ed esami per comprendere la natura del problema, come l’analisi delle urine, il monitoraggio della temperatura corporea, l’ecografia per vagliare lo stato dei reni e molto altro ancora. Se necessario, il veterinario stesso provvederà allo svuotamento della vescica anche avvalendosi di appositi cateteri, dopodiché fornirà l’adeguata cura farmacologica per evitare che il disturbo si ripeta, ad esempio con un antibiotico mirato per debellare le infezioni batteriche.
 

Oggetti pericolosi per il gatto

In cima alla lista degli alimenti da non lasciare mai a portata di zampa degli amati amici felini domestici c’è il cioccolato, seguito a ruota dal caffè e dal tè. Questi alimenti, tanto amati e apprezzati dall’uomo, sono infatti tossici per i gatti, ma possono essere per loro appetibili: questi alimenti contengono teobromina, caffeina, teofillina che sono tossiche per il sistema nervoso e cardiaco. In caso il micio assuma uno di questi alimenti è necessario quindi contattare il veterinario, che saprà sicuramente come intervenire in questa situazione. Poiché in genere i gatti riescono sempre a raggiungere ciò che gli piace o che li incuriosisce, è bene fare sempre attenzione a dove si ripone questo genere di alimenti, assicurandosi di non lasciarli alla loro portata.
 
Tanto sono preziosi per insaporire i nostri pasti, altrettanto sono pericolosi per la salute dei nostri amici gatti: aglio e cipolle non devono essere inseriti nella loro alimentazione poiché possono portare a una serie di sintomi gastroenterici o problematiche anche più serie perché danneggiano i globuli rossi e possono causare anemia. Una controindicazione, questa, che vale anche per scalogni, porri, erba cipollina e altre piante della stessa famiglia. Anche in questo caso è opportuno fare in modo che il felino non riesca a raggiungere i gambi croccanti dei porri per divertirsi a sgranocchiarli.
 
Se avete un bel giardino con l’orto e il vostro gatto è abituato a starsene all’aperto, è opportuno fare attenzione che non vada a rosicchiare le piante di pomodoro. La solanina, contenuta nei gambi, nelle foglie e nei pomodori verdi e nelle patate, può infatti dare importanti disturbi a livello gastrointestinale e del sistema nervoso centrale. Stesso discorso vale per la pianta della patata, che contiene ossalati, potenzialmente pericolosi per il gatto.
 
Tra gli altri alimenti da non tenere mai a portata di micio, vi sono infine tutti i dolciumi e gli alimenti contenenti xilitolo che causa letargia e vomito, le olive con il nocciolo, il sale e qualsiasi snack salato, le noci macadamia che possono causare vomito e debolezza e paralisi, l’uva e l’uvetta sultanina che possono provocare insufficienza renale acuta, l’avocado che ontiene persina (una tossina fungicida), qualsiasi tipo di fungo, le ossa di pollo o le lische di pesce (che possono causare serie lesioni all’apparato digerente) e - inutile dirlo - le bevande alcoliche.
 
Esistono molti tipi di cibo e molte sostanze non alimentari, tra cui le piante, potenzialmente velenose per il gatto. Tutti gli oggetti che si trovano in giro per casa, i prodotti per le pulizie e i medicinali per uso umano possono rivelarsi letali in caso di ingestione, pertanto è molto importante assicurarsi che la propria casa sia a misura di gatto, riducendo al minimo qualsiasi rischio per il proprio animale. Di seguito vengono forniti alcuni consigli pratici da tenere in considerazione per assicurarsi che il gatto sia al sicuro nell’ambiente domestico.
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Non somministrare mai medicinali al gatto senza specifica prescrizione medica, per nessun motivo. I medicinali che possono essere utilizzati in tutta sicurezza sugli esseri umani potrebbero rivelarsi letali per i gatti. È necessario, pertanto, tenere fuori dalla loro portata qualunque tipo di medicinale, sia con ricetta che da banco. Tutti i medicinali di uso comune quali antidolorifici, medicine per il raffreddore, farmaci antitumorali, antidepressivi, vitamine e pillole dimagranti, sono potenzialmente letali per i gatti.
 
Assicuratevi che il gatto non abbia accesso a zone in cui vengono utilizzati o conservati i detersivi. Alcuni possono causare solo qualche lieve problema di stomaco, mentre altri possono procurare gravi ustioni a lingua, bocca e stomaco o rivelarsi addirittura letali in caso di ingestione.
 
Occorre prestare particolare attenzione quando si utilizzano prodotti per uso domestico quali detersivi, pesticidi, vernici e smalti, perché le loro esalazioni potrebbero essere tossiche per i gatti. Anche gli agenti microbici e fungini presenti all’interno di condizionatori, condotti di aerazione, filtri e umidificatori potrebbero rivelarsi pericolosi per il gatto se inalati.
 
Altri prodotti da utilizzare con particolare attenzione sono le esche per topi, ratti e lumache e le trappole per blatte. Se sono assolutamente necessarie, assicuratevi che il gatto non si avvicini, perché spesso sono velenose. L’antitodo per il veleno per topi è la vitamina K, da somministrare, dopo ave contattato il veterirario, per via sottocutanea.
 
Molti degli oggetti che si trovano comunemente negli ambienti domestici potrebbero rivelarsi letali per i gatti. Tra questi rientrano la naftalina, gli oli essenziali, i detersivi per lavastoviglie, la plastilina fatta in casa, le fonti di calore utilizzate durante l’inverno, come scaldapiedi e scaldamani (contengono alti livelli di ferro), batterie, bustine di silice, monete. I prodotti per la macchina, quali benzina, gasolio e antigelo, dovrebbero essere conservati in maniera adeguata. L’antigelo (glicole etilenico), anche se assunto in piccole dosi, potrebbe rivelarsi letale per il gatto: un metabolita è l’acido ossalico che è pericoloso per i reni. E poi non dare pesce crudo e carne cruda/uova crude per rischio di contaminazione da batteri (come quelli del genere Salmonella e l’Escherichia coli) e parassiti, albume d’uovo crudo perché l’avidina blocca l’assorbimento della biotina.
 
Alcune delle piante normalmente coltivate in casa o in giardino sono estremamente velenose per i gatti. Rivolgitevi al veterinario per sapere quali sono le piante non dannose per i gatti e, se siete appassionati di giardinaggio, coltivate solo le piante consigliate. Consultate gli elenchi delle specie vegetali specifiche per ciascuna area per sapere quali specie non dannose per i gatti sono disponibili nel luogo in cui vivete.
 
Se trattate il prato o il giardino con fertilizzanti, erbicidi o insetticidi, assicuratevi che il vostro gatto non si avvicini fino a quando i prodotti utilizzati non siano stati completamente assorbiti. In caso di dubbi, cercate la scheda di sicurezza sul sito internet del produttore o contattelo per consigli in merito al corretto utilizzo del prodotto. Conservate sempre questi prodotti in un luogo a cui il gatto non abbia accesso.
 

Altri segnali di un possibile malessere

Oltre agli aspetti già citati, ci possono essere molti altri segnali di un possibile disagio fisico del gatto: per es. pancia gonfia, ricerca del freddo anziché del caldo, eccessiva sonnolenza, difficoltà di coordinazione nei movimenti, camminata barcollante, scarsa risposta agli stimoli, fusa eccessive (se notate che il gatto aumenta la quantità di fusa in modo molto marcato, tenete presente che potrebbe indicare che qualcosa non va).
 
Questi sono solo alcuni dei segnali che un gatto può trasmettere e che ci comunicano che qualcosa non va nel suo stato di salute.
 
In ogni caso, i migliori esperti del gatto siete voi, che lo conoscete e che sapete quali sono le sue abitudini. Se notate dei comportamenti strani che non vi fanno stare tranquilli, agite preventivamente e fate visitare il micio dal veterinario. È sempre meglio ottenere un esito negativo in più che una patologia trascurata!
 
 
 
Riferimenti:
 
https://zampol.it/blog/come-capire-se-il-gatto-sta-male
 
https://www.purina.it/articoli/gatti/alimentazione/cosa-mangiano/sostanze-e-cibi-pericolosi-per-i-gatti
 
https://www.youtube.com/watch?v=2E-N39jdPuI
 
https://www.ambulatorioveterinariovaldisieve.it/come-fare-le-punture-sottocute-a-cani-e-gatti/
 
https://www.youtube.com/watch?v=SeG3YUDvvg8
 
https://www.wikihow.it/Fare-un%27Iniezione-al-Gatto
 
https://www.amoreaquattrozampe.it/gatti/salute-gatti/come-fare-iniezione-gatto/77351/
 
https://jpetsworld.com/it/how-to-give-a-cat-an-injection-step-by-step/
 
https://www.greenme.it/pet/gatti/pelo-del-gatto-spia-della-sua-salute-quando-lo-accarezzi-fai-attenzione-a-queste-5-cose/
 
https://www.purinashop.it/blog/gatto-tenia
 
https://seevet.it/approfondimenti/occhio-gatto/melanosi-oculare-gatto/
 
https://www.zooplus.it/magazine/gatto/salute-e-cura-del-gatto/glaucoma-nel-gatto
 
https://www.santevet.it/articoli/congiuntivite-gatto
 
https://www.zooplus.it/magazine/gatto/salute-e-cura-del-gatto/come-pulire-orecchie-e-occhi-del-gatto
 
https://www.my-personaltrainer.it/mypet/come-pulire-gli-occhi-del-gatto.html
 
https://www.zooplus.it/magazine/gatto/salute-e-cura-del-gatto/piometra-nel-gatto
 
https://www.sanicat.com/it/angolo-di-sani/articoli/piometra-gatta/
 
https://clinicaveterinariagaia.com/panleucopenia-gastroenterite-infettiva-gatto/
 
https://www.florentero.it/gastroenterite-gatto
 
https://www.polivet.it/articoli/gastroenterite-nel-gatto/
 
https://piripu.it/gli-occhi-del-gatto-un-capolavoro-della-natura
 
https://www.sancarloveterinaria.it/fip-cosa-e-la-peritonite-infettiva-felina
 
https://www.purinashop.it/blog/cistite-gatto
 

ciao




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